Corriere di Bologna, 25 giugno 2025
Andare a verificare in Emilia Romagna lo stato delle camere di sicurezza di caserme, Comandi e Questure, le celle dove gli arrestati o i fermati restano in attesa della convalida del giudice. Anche se qualcuno lo chiama “carcere ombra”, non si tratta di penitenziari, ma non per questo l’attenzione deve sfumare. È l’essenza del progetto “Monitoraggio dei luoghi di privazione della libertà da parte delle Forze di polizia in Emilia Romagna” promosso da Garante regionale e Garante nazionale detenuti, nell’ambito di un confronto operativo con rappresentanti di carabinieri, polizia, Guardia di finanza e polizia locale. Se ne è parlato ieri a un convegno a Palazzo Hercolani, dove “per la prima volta a livello nazionale”, segnalano gli organizzatori, vengono riunite tutte le forze di polizia, d’intesa coi garanti e con l’assemblea legislativa della Regione.
Spiega Roberto Cavalieri, garante regionale dei detenuti: “Verranno avviate visite nelle caserme per verificare sia le celle sia i servizi erogati. Le faremo tutte quante, da Piacenza a Rimini, con un lavoro che durerà diversi mesi. Poi faremo il punto in pubblico”. In regione “sono 2.400 le persone che l’anno scorso hanno passato del tempo - aggiorna i numeri Cavalieri - nelle camere di sicurezza. Sono un luogo di detenzione, o meglio di trattenimento, non equiparabile alla vita penitenziaria” ma comunque “dove le persone non sono libere, in attesa della decisione del giudice. I loro diritti vanno tutelati”. “A Bologna, come polizia, abbiamo cinque camere di sicurezza; normalmente il fermo è di poche ore, raramente tratteniamo una persona fino a 48 ore” ha spiegato il vicecapo di gabinetto della Questura Luca Fiorini.











