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di Giulia Sorrentino


Libero, 9 novembre 2020

 

Il dirigente del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria si schiera col magistrato antimafia. E sulle scarcerazioni facili: commessi troppi errori.

 

Emilio Di Somma, parliamo dello scontro tra il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e il pm Antonino Di Matteo: cosa ne pensa uno come lei che è stato vicecapo del Dap e che conosce i retroscena delle nomine agli incarichi di maggior prestigio?

"Comprendo sul piano umano la reazione del dottor Di Matteo. Ha taciuto per due anni, ma ha sentito il bisogno di dire come si sono svolti i fatti quando ne ha ascoltato una narrazione che a suo avviso non corrispondeva al vero. E ritengo che abbia detto la verità. Bonafede, invece, tentando di dare una spiegazione in ordine alla mancata nomina di Di Matteo a capo del Dap, che proprio lui gli aveva proposto, ha affermato che se avesse accettato la nomina a direttore generale degli affari penali non vi sarebbero stati questa volta "dissensi" o "mancati gradimenti", così implicitamente ammettendo che questi non meglio definiti dissensi o mancati gradimenti vi erano stati all'annuncio della nomina di Di Matteo a capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria. E un brutto segnale, soprattutto nei confronti di un magistrato che ha fatto della lotta alla mafia una ragione della sua attività professionale".

 

I detrattori di Nino Di Matteo si chiedono come mai abbia "scaricato" Piercamillo Davigo, tenuto anche conto del fatto che quest'ultimo non lo abbia difeso quando si è trattato della sua questione. Che opinione si è fatto a riguardo?

"Non conosco personalmente il dottor Di Matteo ma ho seguito il suo impegno nella lotta alla mafia e sono convinto che per questa giusta causa abbia impiegato tutto il suo sapere e le sue capacità sino allo stremo delle forze. Avrà commesso anche degli errori come tutti gli esseri umani, e i magistrati tali sono, a volte ottenendo successi, altre volte sconfitte. Questo per dire che in ben due circostanze, la questione Bonafede e la questione della permanenza al Csm del dottor Davigo anche oltre il compimento dei settant'anni, egli ha tenuto la barra dritta e non si è fatto condizionare nel primo caso dalle simpatie dei Cinque Stelle nei suoi confronti e nel secondo dall'appartenenza alla corrente di Davigo. In entrambi i casi egli ha dato ascolto solo alla sua coscienza di uomo di legge. Sarebbe bello se tutti i membri del Csm rispondessero nel loro agire alla loro coscienza e non alle direttive delle correnti dell'Anm che ne hanno consentito la nomina in un organo costituzionale qual è appunto il Consiglio Superiore della Magistratura".

 

Qual è la sua opinione sulla vicenda delle scarcerazioni facili anche di detenuti sottoposti al 41bis, sul ruolo del Dap e della magistratura di sorveglianza? E com'è possibile che il ministero sbagli un indirizzo e-mail?

"La circolare emanata dalla Direzione Generale dei detenuti del Dap non diceva cose stravaganti. Trasmetteva una comunicazione dell'Oms che elencava una serie di malattie che, se possedute in generale da qualunque essere umano, lo rendevano più facilmente aggreditile dal Covidl9. La circolare si concludeva con l'invito alle direzioni di segnalare alle autorità giudiziarie competenti i casi di soggetti che si trovavano eventualmente in quella situazione clinica, per valutare la concreta possibilità di adottare nei loro confronti misure espressamente previste dalla legge. È obbligatorio precisare che l'amministrazione penitenziaria non ha il potere né di incarcerare né di scarcerare, potere che appartiene esclusivamente all'autorità giudiziaria. Ciò detto, intendo certamente affermare che il Dap abbia avuto responsabilità, ed anche gravi. Quella circolare è stata buttata lì per caso come un semplice adempimento burocratico. Andavano assunti contatti con le autorità giudiziarie in via preventiva già da parte dell'amministrazione centrale richiamando la loro attenzione sulla pericolosità della situazione. Bisognava fare un censimento rapido - ma il Dap questi dati dovrebbe già averli - sulla situazione dei reparti ospedalieri presenti in alcuni istituti e sulle disponibilità ad ospitare detenuti in condizioni fisiche non idonee.

È mancata una amministrazione in grado di gestire il delicato momento. E ne sono stata prova evidente le proteste, le rivolte, le evasioni in massa ed anche i morti come non si vedevano ormai da quarant'anni. L'inadeguatezza a governare un evento così straordinario e l'inevitabile confusione che ne è scaturita hanno fatto sì che non si rispondesse tempestivamente ad una magistratura di sorveglianza che chiedeva dove poter mandare un detenuto e che si arrivasse al punto di sbagliare anche un indirizzo di posta elettronica.

Inoltre, le disposizioni di legge volute da Bonafede hanno aggiunto poco, se non nulla, alle cautele che già venivano adottate dal Dap in specie in relazione ai detenuti in regime di 41bis anche in via diretta con contatti formali ed informali con la Direzione Nazionale Antimafia e con le procure distrettuali. Va invece dato atto alla magistratura di sorveglianza ed alle autorità giudiziarie competenti, in ordine ai vari gradi di giudizio per quel che riguarda i detenuti non ancora condannati in via definitiva, di aver svolto un eccellente lavoro consentendo una diminuzione del sovraffollamento nel rispetto della legge".