di Ilaria Dioguardi
vita.it, 13 settembre 2026
Ha saputo stare dalla parte delle minoranze, delle persone private della libertà. Nelle carceri voleva entrare personalmente per constatare le condizioni di reclusione. Irene Testa, garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Sardegna e tesoriera del Partito Radicale: “Per portare avanti le battaglie in difesa dei diritti dei detenuti, ha spesso utilizzato la non violenza, con lunghi scioperi della fame, accompagnando Marco Pannella nelle carceri. E quella stessa lotta non violenta la insegnava ai ristretti”. Si è spenta lo scorso 10 settembre a Roma all’età di 78 anni, Emma Bonino, una protagonista della vita civile e politica italiana ed europea.
Ha dedicato la sua vita alla difesa dei diritti delle persone private della libertà, degli esclusi, dei perseguitati, delle minoranze. Irene Testa, garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Sardegna e tesoriera del Partito Radicale: “Non accettò mai la concezione di un detenuto visto come una persona posta fuori dalla società civile”.
Testa, Emma Bonino ha combattuto molto per i diritti, anche delle persone detenute. Ce ne vuole parlare?
La storia del Partito Radicale è intrisa di battaglie che riguardano le carceri, la legalità all’interno degli istituti di pena. Emma Bonino, per portare avanti le battaglie in difesa dei diritti dei detenuti, ha spesso utilizzato la non violenza, con lunghi scioperi della fame, accompagnando Marco Pannella nelle carceri. Era sempre presente, sempre in prima fila rispetto a questi temi. Lei e Pannella hanno fatto da apripista nelle visite negli istituti di pena. Negli ultimi 20-30 anni se ci sono stati dei piccoli traguardi su questo fronte, se sono stati presi dei provvedimenti in alcuni periodi (che certo non hanno risolto per colpa del legislatore che non ha avuto il coraggio) è grazie alle battaglie di Bonino e Pannella. Non si è mai voluta migliorare la situazione delle carceri come loro chiedevano, con un provvedimento strutturale in grado di azzerare la situazione della giustizia, con l’amnistia. Hanno lavorato col mondo cattolico anche su questo, ricordo le tante marce che partivano da piazza San Pietro per chiedere amnistia, giustizia e libertà con Emma Bonino e Marco Pannella in prima fila con i cappellani delle carceri.
Cosa ricorda delle battaglie per il carcere di Emma Bonino insieme a Marco Pannella?
Uno degli obiettivi principali era quello di scongiurare quello che vediamo che sta accadendo, ad esempio, in questi periodi: le rivolte, le sommosse all’interno degli istituti, con persone che salgono sui tetti, risse. Emma Bonino, Marco Pannella e il Partito Radicale hanno sempre insegnato ai detenuti e a chi viveva all’interno delle carceri di lottare in modo non violento per rivendicare i propri diritti e di farlo non con le proteste, ma con iniziative non violente, con le proposte. Sono state davvero tantissime le volte che si sono fatte iniziative su questo tema e che si sono organizzate le visite nelle carceri, quando nessuno andava nelle carceri, quando non c’erano le “sfilate” che vediamo oggi.
Per quanto sia giusto vedere quello che accade dentro, Emma Bonino e Marco Pannella andavano in carcere in solitaria, i loro ingressi non erano certo degli spot estivi o delle passeggiate, ma erano fatti in momenti importanti dove erano pochi quelli che riuscivano a riportare all’esterno quello che accadeva, a fare davvero luce su quello che accadeva in questi luoghi. Credo che sia anche merito di Emma e di Marco se il corpo della polizia penitenziaria poi è stato riformato e se oggi gli agenti hanno più diritti e rispetto ed è stato riconosciuto il loro ruolo. La battaglia sul fronte delle carceri era rivolta a tutta la comunità penitenziaria. Pannella ci teneva tantissimo a sottolineare che le lotte che si facevano per riconoscere la dignità, il diritto alla Costituzione all’interno di questi luoghi erano per tutta la comunità penitenziaria e non solo per i detenuti. E aveva ragione perché noi oggi vediamo che l’intera comunità è in sofferenza. Vediamo gli agenti, anche gli educatori in qualche caso, che si suicidano. E vediamo tante persone andare in carcere, lo dobbiamo soprattutto a loro che hanno dato l’esempio e hanno scoperchiato questo contenitore. Per tanti anni, per troppo tempo, Bonino e Pannella sono stati gli unici ad affacciarsi in questi luoghi bui.
Bonino è stata una figura divisiva, ma sulle battaglie per la difesa dei diritti, per tutta la vita, il suo impegno è stato costante. Questo le è riconosciuto da tutti...
Ho i ricordi di lei nelle marce per l’amnistia che si organizzavano. Forse questa è stata la forza di Emma e di Marco, quella di coinvolgere tutto il mondo politico, da destra a sinistra, tutta la parte cattolica. Quindi, di avere insieme il Presidente della Repubblica, ma anche i cappellani sparsi per l’Italia e di unire gli schieramenti di una parte della politica e dell’altra, di riuscire a portarli insieme su un tema che era una questione da risolvere, una questione di Stato di diritto.
Con “No peace without justice - Npwj”, associazione internazionale fondata da Emma Bonino nel 1993, fu protagonista della costruzione della giustizia penale internazionale, della nascita della Corte penale internazionale e dell’affermazione del principio secondo cui crimini di guerra, genocidi e crimini contro l’umanità non possono essere sottratti al giudizio del diritto...
Si è battuta moltissimo per i diritti delle donne a livello internazionale, per le mutilazioni genitali femminili, ma anche per le donne in Afghanistan, per le donne e per i diritti In Iran. E anche per il tema dell’autodeterminazione della fame nel mondo. Io credo che Emma da questo punto di vista sia stata davvero una paladina dei diritti. Oggi è difficile trovare dei movimenti, o dei singoli, con la stessa forza che ha avuto lei, che riescano a mettere al centro queste battaglie e a portarle in Occidente alla conoscenza di tutti, soprattutto delle istituzioni.
Con la battaglia per la moratoria universale e per l’abolizione della pena di morte espresse una convinzione: lo Stato non può difendere la vita sopprimendola, né affermare la giustizia riproducendo la violenza che pretende di condannare. Come si tiene insieme questo concetto con la battaglia a favore dell’aborto?
Sono due cose diverse. Emma non chiedeva che tutte le donne dovessero abortire, chiedeva che le donne potessero essere libere di scegliere come e se abortire. Si batteva per consentire alle donne di autodeterminarsi in una scelta di libertà, se dover tenere il figlio oppure poter abortire. La sua era una battaglia anche per liberare le donne dal dover andare a rischiare di morire provocando aborti clandestini o dalle “mammane” o nei modi in cui si facevano senza nessuna cautela e precauzione. Era per l’affermazione di un diritto che potesse essere esercitato da chi ne voleva usufruire, non era un’imposizione. Questo è sempre stato il principio di autodeterminazione della scelta libera su cui Emma Bonino ha basato tutte le sue battaglie.
Come descriverebbe Emma Bonino a chi non la conoscesse?
La definirei una leonessa, una persona forte, guidata dalla passione politica innanzitutto, determinata, seria. Perseguiva non delle idee ideologiche ma il diritto. Il suo faro era il diritto. Era una persona che aveva un metodo. Non rincorreva populismi o demagogia. Era rigida, di quella rigidità dovuta probabilmente al suo essere donna, al fatto che nulla le era regalato, che doveva combattere il doppio per ogni cosa.









