di Silvia Morosi
Corriere della Sera, 13 ottobre 2025
Le nuove generazioni credono nel futuro e sono più empatiche e attente al prossimo. Regole, senso di giustizia e sensibilità: punteggi alti per adolescenti e ragazze. Il quadro che emerge dall’ultima rilevazione dell’”Osservatorio Giovani” dell’Istituto Toniolo su un campione di 815 studenti e che sarà presentata il 18 ottobre in Cattolica. Una generazione che, nonostante carichi di ansia e preoccupazioni, continua a credere nel futuro. Manifestando buoni livelli di empatia, speranza e attenzione ai principi morali. È questo il quadro che emerge dall’ultima rilevazione dell’”Osservatorio Giovani” dell’Istituto Toniolo, condotta da Ipsos srl tra il 30 giugno e il 15 luglio su un campione di 815 studenti, residenti in Italia, tra i 14 e i 19 anni.
L’indagine sarà presentata a Milano sabato 18 ottobre in occasione di “Parole a Scuola”, la giornata di formazione gratuita dedicata a insegnanti, educatori e genitori, organizzata dall’associazione “Parole O_Stili” in collaborazione con l’Università Cattolica e l’Istituto Toniolo.
In particolare, la ricerca mette in luce come i giovani mostrino empatia affettiva (il “sentire con l’altro”, con una media di 3,34 su 5) e empatia cognitiva (il “capire l’altro”, con una media di 3,61). Le ragazze sono quelle che presentano valori più alti sia nell’empatia affettiva (3,44 contro 3,25 dei ragazzi) che in quella cognitiva (3,68 contro 3,53).
La speranza - E anche l’età gioca un ruolo: i più giovani (14-16 anni) risultano più empatici dei più grandi. Tra le nuove generazioni, anche la speranza è un sentimento diffuso: sia nella dimensione del pathway, la capacità di immaginare vie alternative per raggiungere i propri obiettivi (con una media di 3,61), che in quella dell’agency, la forza motivazionale che sostiene l’impegno per realizzarli (3,52). In questo caso, a fare la differenza non è il genere, ma l’età: nella dimensione pathway, i più giovani raggiungono un valore medio di 3,66, superiore a quello dei più grandi (17-19 anni), pari a 3,54. “A fronte della paura di fallire e non essere all’altezza, della difficoltà nel gestire le emozioni e della rabbia verso il mondo adulto, che permangono, dobbiamo ridimensionare una narrazione che vede le nuove generazioni come isolate e non impegnate. La ricerca, infatti, mostra che hanno un grande senso di giustizia, una profonda sensibilità verso gli altri e un’attenzione alle regole. Ed è interessante vedere come sono proprio i più piccoli a nutrire più speranza rispetto ai “fratelli maggiori”, spiega Elena Marta, ordinaria di Psicologia Sociale e di Comunità alla Cattolica e membro dell’”Osservatorio Giovani”.
La ricerca ha anche analizzato quanto i giovani attribuiscono importanza a diversi principi morali, considerando cinque dimensioni: danno (harm), che misura la sensibilità verso la sofferenza altrui e l’importanza di evitare di arrecare danni ad altri; equità (fairness), che riguarda il senso di giustizia e parità di trattamento; gruppo di appartenenza (ingroup), che esprime il valore attribuito alla lealtà; autorità (authority), che fa riferimento al rispetto di regole e figure autorevoli; purezza (purity), che indica l’importanza di mantenere integrità personale e collettiva. Le medie sono piuttosto elevate: harm (4,61), fairness (4,58), ingroup (4,24), authority (4,00) e purity (4,51), in una scala che va da 1 a 6. Rispetto al genere, le ragazze mostrano valori più alti in harm (4,72 contro 4,50), fairness (4,66 contro 4,50) e purity (4,59 contro 4,44), mentre sono i più giovani (14-16 anni) ad attribuire maggiore rilevanza a tutti i principi morali rispetto ai più grandi (17-19).
Risorse relazionali - “Come adulti siamo chiamati a non sottovalutare queste risorse relazionali e a offrire esperienze di vita che sostengano. Siamo di fronte a una generazione che non deve essere semplificata con una narrativa giudicante, ma valorizzata nelle sue sfumature. Una generazione che chiede di essere riconosciuta anche se non fa gesti eclatanti. Come? Offrendole spazi, servizi e reti dove ideali e sogni possano tradursi nel concreto, essere “messi a terra”“, aggiunge la professoressa Marta, sottolineando l’importanza di immaginare progetti che responsabilizzino, con gli adulti, “e non siano destinati solo alle nuove generazioni, come fossero indiani della riserva”. Obiettivo? “Far sì che i giovani non perdano l’energia vitale e valorizzare questo contesto generativo di desideri”.
Un’attenzione alle relazioni che anche Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, tra i relatori della giornata, evidenzia: “Le nuove generazioni si trovano a vivere cambiamenti molto più accelerati: da una parte la rivoluzione tecnologica, dall’altra quella climatica, che comportano un’alternanza di onde emotive e incidono su affettività, relazioni, cultura, difficoltà a costruire le tracce per il futuro. Quando parliamo di speranza, dobbiamo raccogliere i desideri dei giovani e non spegnerli, facilitare l’idea di comunità e capire come le generazioni precedenti possano essere di sostegno. Tornando a investire sulla rete, sociale e tecnologia, che negli anni si è individualizzata e impoverita”.










