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La Sicilia, 17 luglio 2026

Si lavora per arrivare in tempi brevi all’istituzione del garante per i detenuti al Comune di Enna, mentre si attende la visita del garante regionale Antonino De Lisi, dopo il recente invito per acquisire conoscenza diretta della situazione nella Casa circondariale “Luigi Bodenza”. Si va quindi avanti sull’impegno preso dall’amministrazione Crisafulli, con l’assessore Lillo Colaleo, sul tema che a Enna ha il carattere della massima urgenza dopo il rapido susseguirsi di fatti di particolare preoccupazione sociale avvenuti nell’istituto del capoluogo, tra tentativi di evasione, rivolte dei detenuti sedate a fatica e violente aggressioni agli agenti della penitenziaria.

Un nuovo sollecito a trovare soluzioni urgenti ai problemi che vanno dalla ristrutturazione degli ambienti a un incremento del personale in servizio nel penitenziario di Enna, arriva adesso dalla presidente nazionale del Movimento forense, Elisa Demma, assieme ad Eliana Maccarone, coordinatrice per la Regione Sicilia del Dipartimento carceri dello stesso Movimento forense.

Quanto accaduto a Enna, scrivono in una nota “non è un evento isolato, ma il sintomo di una sofferenza strutturale che richiede una risposta immediata da parte della politica e del legislatore”. Il Movimento forense chiede quindi “l’approvazione di misure urgenti che riducano drasticamente la popolazione detenuta, ristabilendo condizioni di vivibilità conformi alla Costituzione”, assieme a una “riforma che semplifichi l’accesso alle misure alternative alla detenzione, strumento essenziale per deflazionare il sistema carcerario e ridurre la tensione sociale” e alla “riqualificazione urgente delle strutture, affinché non siano luoghi di mero isolamento, ma ambienti salubri e funzionali alla rieducazione”.

Chiesto anche un “piano straordinario di assunzioni di agenti di polizia penitenziaria, educatori e personale sanitario, per garantire la gestione della quotidianità e la sicurezza in istituti sempre sotto organico” senza dimenticare la “promozione di un piano nazionale di assunzione esterna, previa formazione, dei detenuti in uscita, in uno alla incentivazione del lavoro interno equamente remunerato”. L’impegno del Movimento forense oltre al monitoraggio costante delle “condizioni di vita all’interno degli istituti penitenziari”, guarda a farsi “portavoce in tutte le istituzioni della necessità di una riforma dell’intero sistema di reclusione, ispirata ai principi costituzionali di umanità e finalità rieducativa della pena”.