di Marina Della Croce
Il Manifesto, 5 luglio 2026
Un fulmine fa saltare i telefoni, i detenuti insorgono contro un istituto affollato e obsoleto. Occupato uno dei padiglioni, irrompono gli agenti, i “promotori” verranno trasferiti. Tutto è cominciato, letteralmente, con un fulmine: la rivolta nel carcere di Enna è scoppiata dopo che una saetta ha colpito e danneggiato le centraline dell’impianto telefonico, impedendo in questo modo ai detenuti di comunicare con l’esterno. A quel punto, un centinaio di detenuti si è impossessato delle sezioni del vecchio padiglione della casa circondariale, mettendo a ferro e fuoco parte dell’istituto penitenziario. Nel corso della protesta, affermano dalla direzione del carcere, sarebbero state distrutte le telecamere della videosorveglianza e provocati “ingenti danni” alla struttura.
La scintilla del malcontento maturato nei giorni scorsi a causa dell’interruzione delle comunicazioni con i familiari può essere considerata emblematica dell’emergenza che esplode. Il guasto era stato risolto nella mattinata di ieri, ma senza la valvola di sfogo della telefonata a casa la pentola a pressione di Enna è scoppiata. Secondo i dati del ministero della giustizia, nel carcere di Enna sono presenti 214 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 167 posti, con un tasso di affollamento di circa il 128%.
I rivoltosi hanno agito intorno alle 11, prendendo l’ala più vecchia e mal messa, tre piani di celle, alcune delle quali non hanno ancora la doccia, e il nuovo padiglione costruito su una struttura che ospita i carcerati protetti. Nel tardo pomeriggio sono intervenuti gli agenti del Gruppo intervento operativo di Catania e di altre forze giunte da altre carceri, che hanno riportato tutti in cella e arrestato gli otto considerati “promotori” della rivolta: verranno trasferiti in altri istituti. “Il motivo dei disordini è stata l’intercettazione tra le 10 e le 10.30 di quattro pacchi lanciati dall’esterno e contenenti materiale illecito diretto ai detenuti - è la versione del sottosegretario alla giustizia Alberto Balboni, che ha preso il posto di Andrea Delmastro dopo il noto scandalo delle quote in Bisteccherie d’Italia - L’impianto telefonico ha sempre funzionato. La polizia penitenziaria ha evitato conseguenze tragiche, per questo rivolgo agli agenti il mio plauso per lo straordinario sforzo compiuto”. Ma Daniela Morfino del Movimento 5 Stelle annuncia un’interrogazione parlamentare. “C’è bisogno di azioni immediate che affrontino il problema e non di continui slogan come quelli di Nordio e Meloni - spiega la deputata - Attorno al sistema penitenziario ci sono falle di ogni tipo, che richiedono competenza e pragmatismo. Non si può pensare di affrontare tutto con gli slogan”.
Secondo i sindacati della polizia penitenziaria la rivolta di Enna è solo l’anticipo di un’estate che si promette rovente sul fronte degli istituti di pena. “La rivolta di Enna è la riprova che lo stato ha perso il controllo degli istituti penitenziari - afferma il segretario del Sap Aldo Di Giacomo - È stato sufficiente il pretesto dell’impossibilità di contatti telefonici tra detenuti e famiglie per scatenare le violenze e le distruzioni per almeno 200 mila euro di danni che pagheranno i contribuenti italiani. A pesare sul clima afoso che in alcune celle supera i 40 gradi è la crescente tensione per le mancate risposte alla diffusa emergenza carceraria. In queste ore siamo certi si scoprirà che il sovraffollamento delle carceri, che ha raggiunto livelli sino al 150% in alcuni istituti, insieme al sottodimensionamento degli organici del personale penitenziario e alle carenze infrastrutturali sono le cause reali”. Per i sindacati “solo il ministero e il governo continuano a negare la situazione e a ricevere ricorsi della Corte europea dei diritti dell’uomo contro l’Italia ritenendo che lo stato italiano in più casi abbia violato i diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo”.










