di Pier Francesco Caracciolo
La Stampa, 20 aprile 2026
La Rete torinese contro tutti i Cpr, costituita da 32 realtà cittadine, chiede il rispetto della sentenza del Consiglio di Stato. Più attenzione alle condizioni dei trattenuti, soprattutto sul piano sanitario, sociale e dell’incolumità fisica. È il nodo sollevato dalla “Rete torinese contro tutti i Cpr”, che riunisce 32 realtà tra enti e associazioni cittadine, sul Cpr di corso Brunelleschi, dove oggi sono ospitate 66 persone.
La lettera al ministro Piantedosi - Con una lettera inviata al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi - e, per conoscenza, al prefetto Donato Cafagna - il coordinamento chiede chiarimenti su come sia stata adeguata la gestione della struttura alla sentenza numero 7839 del 2025 del Consiglio di Stato. Il provvedimento, sei mesi fa, aveva parzialmente annullato il decreto ministeriale del 4 marzo 2024 (che riduceva le garanzie previste per gli ospiti), imponendo di ripristinare tutele più stringenti per le persone trattenute nei Cpr.
Nel dettaglio, la sentenza richiama una serie di obblighi: la necessità di effettuare nuove valutazioni sanitarie anche dopo l’ingresso nel centro, se emergano condizioni incompatibili con la permanenza; il diritto dei trattenuti ad accedere in ogni momento alla propria documentazione sanitaria; l’obbligo di trasmettere alle autorità giudiziarie e alle commissioni per l’asilo anche le relazioni del servizio socio-sanitario; la registrazione degli eventi critici, come atti di autolesionismo o tentativi di suicidio.
Le richieste della rete contro i Cpr - È su questi punti che la rete sollecita risposte, chiedendo a ministro e prefetto di “conoscere quali iniziative siano state intraprese per sanare le carenze oggetto della citata sentenza con riguardo al Cpr di Torino”. Tra le 32 firme in calce compaiono, tra le altre, quelle di Gruppo Abele, Cgil, Anpi, Arci, Libera, Arcidiocesi di Torino e Circoscrizione 3. “In corso Brunelleschi si ammalano persone che entrano sane e si moltiplicano i gesti anticonservativi - dice Francesca Troise, presidente della Tre - Più che aumentare la capienza, bisognerebbe intervenire su queste criticità”.
Aumento dei posti nel Cpr e report della garante comunale - Il riferimento è all’annuncio dell’avvio dei lavori nel Cpr per incrementare il numero di posti disponibili da 70 a 180, il massimo consentito. A darne comunicazione è stata Diletta Berardinelli, garante comunale delle persone private della libertà personale. Lo ha fatto presentando un report di 122 pagine in cui vengono segnalate diverse criticità all’interno del centro, riaperto a marzo 2025 dopo due anni di chiusura.
Carenze strutturali e condizioni inadeguate - Nel documento si parla di carenze negli spazi e nei servizi: in corso Brunelleschi, ha spiegato la garante, “mancano tavoli e sedie, i servizi igienici non garantiscono adeguata separazione, non sono presenti campanelli per chiedere assistenza”. Anche gli ambienti comuni risultano in parte inadeguati: “nella mensa, utilizzata spesso anche come spazio per la preghiera, alcuni lavandini non funzionano”, mentre nei cortili esterni si segnalano “rifiuti, stenditoi di fortuna e materassi a terra a mò di bivacco”.
Tensioni e suicidi nel Cpr di Torino - Criticità che, nel tempo, hanno alimentato una lunga scia di tensioni. Nel 2021 nel Cpr si tolse la vita il ventitreenne guineano Moussa Balde, trasferito a Torino dopo un’aggressione subita a Ventimiglia. La chiusura nel marzo 2023 era stata determinata proprio dalle devastazioni interne, che avevano reso inagibili ampie porzioni della struttura. Dal post riapertura si sono registrati nuovi episodi di tensione. Nel maggio 2025 una protesta era sfociata nel rogo di alcuni materassi. Lo scorso febbraio, una rissa tra trattenuti egiziani e nigeriani, seguita da un incendio, ha provocato il ferimento di tre finanzieri. A marzo un nuovo rogo di coperte e materassi ha reso inagibile una sala. L’ultimo episodio all’inizio di aprile, quando una rivolta si è conclusa con quattro arresti.











