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di Francesco Grignetti

La Stampa, 28 ottobre 2022

Primi timori a destra sulle uscite controcorrente dell’ex magistrato che è per la depenalizzazione e contro la detenzione senza fine. Se c’è frizione, i diretti interessati lo hanno nascosto benissimo. Ma agli addetti ai lavori è evidentissimo che la rotta del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, non è esattamente quella di Giorgia Meloni e nemmeno, forse, di Matteo Salvini. Il ministro è di un garantismo e liberalismo adamantino, finora era lontanissimo dalla politica, poco incline al compromesso.

Le sue prime uscite vertevano sulla depenalizzazione. “La velocizzazione della giustizia passa attraverso una forte depenalizzazione e quindi una riduzione dei reati”, ha scandito uscendo dal Quirinale subito dopo il giuramento.

Una depenalizzazione che in filigrana mostra l’ambizione di varare un nuovo Codice penale liberale e garantista a suo nome, buttando via il Codice Rocco che risale al fascismo. Peccato che a fatica questi propositi si incastrino con le dichiarazioni della presidente del Consiglio al Senato, due giorni fa: “Non sono convinta - ha detto Meloni rispondendo alla senatrice Ilaria Cucchi - che la soluzione al sovraffollamento carcerario, come è stato fatto negli ultimi anni, debba essere quella di depenalizzare”.

Sullo sfondo, c’è un altro scoglio che creerà inevitabili problemi alla navigazione dell’uno o dell’altra: l’ergastolo ostativo, ovvero quell’ergastolo per mafiosi o terroristi che non permette di uscire vivi da una cella. Un problema molto serio e di enorme portata simbolica. L’ergastolo ostativo è inaccettabile per il garantista Nordio. “Un’eresia contraria alla Costituzione”, lo definì nel libro di Claudio Cerasa, Le catene della destra. Resta invece indispensabile per Meloni: “Saremo d’accordo - ha replicato in Senato ai grillini, giustizialisti più di lei - sul cercare strade comuni per difendere uno degli istituti più efficaci nella lotta alla mafia, che nacque proprio negli anni delle stragi di mafia. Un istituto che rischiamo di perdere e che credo insieme si debba cercare di difendere”.

Proprio il carcere, o meglio come scontare le pene, sarà il vero punto di dissidio. Il partito di Giorgia Meloni ha un Dna diverso da quello di Nordio. FdI ha un approccio più severo, rigido, giustizialista. Così come la Lega, peraltro. Il disegno è aumentare le carceri e i detenuti, non il contrario. Nordio la vede diversamente, anche se concede molto all’altra visione. “Nel nostro programma - ha spiegato ieri a una cerimonia della polizia penitenziaria - c’è il potenziamento delle strutture edilizie e delle risorse umane. Occorre costruire nuove carceri e migliorare quelle esistenti. Migliorare anche il trattamento economico degli agenti, che lavorano in condizioni davvero difficili”.

Detto ciò, “il delitto non deve restare impunito, ma non deve essere condannato un innocente. La pena deve essere certa ed eseguita. Non significa pena crudele e cattiva, ma che tende a rieducare il condannato, o almeno a non farlo diventare peggiore di quando è entrato in carcere”. Ad avviso del ministro, in definitiva, e qui si sono drizzate molte orecchie nel destra-centro, “la certezza della pena non significa solo carcere”.

La domanda che comincia a serpeggiare nella maggioranza a questo punto è: Nordio sarà un valore aggiunto o sarà un problema? Si scrutano le sue prime mosse. Ha chiamato come capo di gabinetto un giudice da Vicenza, Alberto Rizzo, un alieno come lui nel Palazzo. Ma come vicecapo vicario ecco Giusi Bartolozzi, magistrata prestata alla politica per una legislatura, senatrice fino a qualche mese fa. Dapprima in Forza Italia, nel luglio 2021 sbatté la porta perché non condivideva una forzatura del partito sulla riforma Cartabia.

Neanche a farlo apposta, anche quella volta si dibatteva di abuso d’ufficio. È convinzione di Nordio che il reato sia sbagliato. E al quotidiano Il Dubbio ha annunciato una prossima sessione parlamentare sul punto: “La revisione o l’abolizione del reato di abuso, che paralizza l’amministrazione, è stata chiesta da anni da tutti i sindaci, e vedo con soddisfazione che anche il sindaco di Milano concorda su questa necessità”.