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di Antonella Mascali

Il Fatto Quotidiano, 4 agosto 2022

Oggi è il giorno decisivo per sapere se la riforma dell’ergastolo ostativo finirà in un nulla di fatto o se, invece, oggi stesso verrà votata dal Senato definitivamente. La riforma, imposta dalla Corte costituzionale, è appesa a un veto, pesante del centro-destra ma non sull’ostativo, bensì in tema di delega fiscale.

Questa mattina, alle 9,30, ci sarà una nuova riunione dei capigruppo ed è a questa riunione che il centro-destra, secondo quanto ci risulta, vuole verificare se ha ottenuto quanto chiesto ieri, ovvero la garanzia che non sarà il governo dimissionario ad occuparsi dei decreti attuativi in merito alla delega fiscale, ma il governo che uscirà dalle urne dopo il voto del 25 settembre.

Ieri, il centro destra ha chiesto un solenne impegno, possibilmente attraverso la parola del ministro Daniele Franco. Se oggi otterrà questa garanzia, allora è disposto a votare immediatamente la riforma dell’ostativo su cui, da solo, preme da tanti giorni il M5s, altrimenti non se ne fa nulla. Quindi oggi o tramonta definitivamente la riforma dell’ostativo, approvata da Montecitorio e ideata da M5s (anche se a firma del presidente della commissione Giustizia, Mario Perantoni, comunque anche lui pentastellato) oppure, se il centro-destra avrà ottenuto quello che vuole, la riforma va in Aula nel pomeriggio. Così come la riforma sull’equo compenso per le libere professioni, su cui ha spinto FdI.

La riforma dell’ostativo ai benefici per detenuti mafiosi e terroristi, che non hanno mai voluto collaborare con la giustizia, è stata imposta a questo Parlamento dalla Corte costituzionale che, ad aprile 2021, quando ha bocciato anche l’ostativo assoluto in materia di libertà condizionata, dopo aver dichiarato incostituzionale l’ostativo assoluto per i permessi premio, nel 2019. In quel caso, però, aveva stabilito essa stessa i paletti che i magistrati di Sorveglianza devono rispettare per poter, eventualmente, concedere i permessi premio anche senza collaborazione con la giustizia.

Per quanto riguarda la libertà condizionata, invece, la Corte ha sì dichiarato l’incostituzionalità dell’ostativo assoluto, stabilendo che debba essere relativo ma ha anche stabilito di far decidere al Parlamento i termini della riforma tenendo conto, però, “della peculiare natura dei reati connessi alla criminalità organizzata di stampo mafioso, e delle relative regole penitenziarie, sia della necessità di preservare il valore della collaborazione con la giustizia”.

Se la riforma non sarà votata dal Parlamento uscente, si dovrà ricominciare da zero, ammesso che la Corte non decida di entrare nel merito il prossimo 8 novembre quando ha fissato l’udienza dell’ennesimo ricorso della Cassazione contro l’ostativo. Quel giorno, in assenza di riforma, la Corte ha tutte le possibilità aperte: o scegliere di dare altro tempo al Parlamento, in considerazione delle elezioni anticipate, o entrare nel merito in considerazione del fatto che il Parlamento “vecchio” aveva avuto, comunque, il tempo di votare la riforma. A maggio scorso, quando era scaduto l’anno concesso per legiferare, la Corte aveva dato al Parlamento altri 6 mesi, fino all’8 novembre, appunto, perché un ramo del Parlamento, la Camera, ad aprile, aveva già approvato la riforma e l’aveva trasmessa alla commissione Giustizia del Senato.