di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 14 giugno 2019
Corte europea dei diritti dell'uomo, sentenza 13 giugno 2019 sul ricorso 77633/16. La legge italiana sull'ergastolo non convince la Corte europea dei diritti dell'uomo. Con una sentenza depositata ieri, i giudici hanno boccato la disciplina italiana e ne hanno chiesto la modifica.
La legge, infatti, nella lettura che ne ha dato la Corte, va contro la dignità umana, sottoponendo i detenuti che non collaborano con la giustizia a trattamenti inumani: a loro infatti viene negato l'acceso una serie di benefici che vanno dai permessi premio, alla semilibertà alla liberta condizionale, passando per il lavoro esterno al carcere. La pronuncia, se non sarà oggetto di ricorso (come in realtà è probabile), sarà definitiva fra 3 mesi.
Il caso affronta dai giudici di Strasburgo riguarda un cittadino italiano in carcere dall'inizio degli anni Novanta per associazione mafiosa, omicidio, rapimento e detenzione di armi. Sinora l'uomo, che on ha mai voluto collaborare, si è visto sempre rifiutare tutte le richieste presentate per ottenere permessi premio.
La sentenza, nella quale si mette in evidenza comunque come il tenore della decisione non avrà come conseguenza la scarcerazione, contestando la graniticità della legge italiana, ferma nel negare qualsiasi tipo di beneficio a chi non collabora, mette al centro della riflessione l'utilizzo distorto fatto dal tema della collaborazione. Non è vero, afferma la Corte, che la collaborazione porta con sé l'interruzione dei rapporti con le organizzazioni criminali e l'azzeramento del pericolo per la società; e allora sopravvalutarne la portata in chiave ostativa rappresenta una grave errore.










