sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

ansa.it, 23 marzo 2021


Occhi puntati sulla Consulta per la decisione sull'ergastolo ostativo, un verdetto atteso senz'altro dai 1.271 detenuti che hanno il fine pena mai - su un totale di circa 1.700 persone condannate alla massima sanzione - in quanto, per via della mancata collaborazione con la giustizia, non hanno diritto ad accedere alla libertà condizionale. Alla decisione della Corte Costituzionale guarda anche la ministra della Giustizia Marta Cartabia che era giudice della Consulta nel collegio che decise di aprire ai permessi premio anche per chi è in ergastolo ostativo.

"Il punto di riferimento, ad oggi, - così ha spiegato i termini del dibattito il sottosegretario alla giustizia Paolo Sisto intervenendo a un webinar - è l'ordinanza della I Sezione penale della Cassazione del giugno 2020 che richiama a sua volta la pronuncia della Corte costituzionale numero 253 del 2019 in tema di permessi premio, con la quale è stata sancita, inviando gli atti alla Consulta, l'irragionevolezza nel ritenere, la scelta del condannato per mafia di collaborare con gli inquirenti, un lasciapassare necessario per ottenere la liberazione condizionale". Adesso "attendiamo, per avere chiarezza, la sentenza della Corte sul tema, per potere poi cadenzare i successivi step del percorso legislativo necessario ", ha aggiunto Sisto che ha detto che anche sul tema della giustizia il governo non vuole "appoggiarsi" ai decreti ma procedere con "adeguato dibattito parlamentare", sempre che ce ne sia il tempo.

"A volte non siamo generosi con noi stessi: il nostro Paese non è affatto indietro in termini giuridici, non abbiamo bisogno che ce lo venga a dire la Corte Europea. Noi siamo all'avanguardia in Europa - ha detto il Procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi - per quel che riguarda il trattamento dei detenuti" che passa "attraverso il lavoro e il rapporto con l'esterno, tutte cose che dal 1975" con la riforma della legge carceraria e poi "con la legge Gozzini diventano acquisite". "Ho conosciuto le carceri degli altri Paesi, e forse sono meglio delle nostre dal punto di vista delle strutture, ma dal punto di vista trattamentale e di come si vive nelle carceri, non abbiamo molto da farci perdonare dagli altri Paesi Europei", ha proseguito Salvi.

"Dobbiamo ricordarcelo - ha ammonito il Pg della Cassazione - non dire solo le cose che non vanno, altrimenti rischiamo un effetto boomerang. Dicendo che facciamo un eccessivo ricorso al carcere, ostacoliamo la costruzione di nuove strutture".

"Non dimentichiamo che l'Italia è a uno degli ultimi posti in Europa e nel mondo per numero di detenuti rispetto al numero della popolazione", ha concluso Salvi - anche lui intervenuto al webinar organizzato dal prorettore dell'Università Roma Tre Marco Ruotolo insieme a Comin and Partners con la partecipazione della Commissaria per la rinascita a nuova vita del carcere di Santo Stefano, Silvia Costa.

Il Pg Salvi considera la sentenza 253 della Consulta come una soluzione equilibrata che non produce automatismi e porta alla valutazione caso per caso. Il carcere dell'arcipelago pontino - a un miglio e mezzo da Ventotene - è stato diretto da Eugenio Perucatti (1910-1978) dal 1952 al 1960 con metodi 'umanitari' e innovativi, il suo volume di memorie e pensieri rieditato a 50 anni dalla pubblicazione è stato occasione del webinar.