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di Alessandra Ziniti

La Repubblica, 24 gennaio 2023

Adesso possono accedere ai benefici anche gli ergastolani che non collaborano, ma è stato innalzato il tetto di anni di detenzione: vi potrà aspirare solo chi ha già espiato 30 anni di carcere.

Cosa vuol dire ergastolo ostativo? È una particolare pena detentiva, più pesante dell’ergastolo semplice, prevista per reati gravi come mafia o terrorismo, che priva il detenuto della possibilità di godere di benefici o misure alternative, dai permessi premi al lavoro esterno fino alla libertà condizionale.

Quanti sono in Italia a scontare questa pena? Secondo il Garante dei detenuti, gli ergastolani all’ostativo sono 1.259, il 70% di chi è condannato al carcere a vita.

Perché è intervenuta la Corte Costituzionale? Nella sua formulazione originaria, la norma prevedeva che solo gli ergastolani che collaborano con la giustizia potevano accedere ai benefici. La Corte, ad aprile 2021, ha ritenuto che la norma fosse in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione e ha chiesto al Parlamento di intervenire. Un’analoga pronuncia era arrivata nel 2019 da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Come ha modificato la norma il governo Meloni? È stato appena convertito in legge il decreto che cambia la vecchia norma in ossequio alle indicazioni della Consulta. Adesso possono accedere ai benefici anche gli ergastolani che non collaborano, ma è stato innalzato il tetto di anni di detenzione. Vi potrà aspirare solo chi ha già espiato 30 anni di carcere, ma a condizione che non abbia più legami con la criminalità organizzata.

Niente benefici per chi è al carcere duro? Resta il paletto del 41 bis. I condannati all’ergastolo, sottoposti al regime di carcere duro, non potranno comunque godere di alcun beneficio. Ma il 41 bis è un particolare livello di detenzione soggetto a rivalutazione ogni due anni e non permanente. Dunque, se dovessero venir meno le ragioni che lo giustificano, potrebbe essere revocato, consentendo così agli ergastolani che hanno scontato 30 anni di accedere a permessi e forme di premialità.

Quali sono i timori sul ritorno in libertà dei mafiosi? I magistrati temono che, dopo l’arresto di Messina Denaro, l’ipotetico abbassarsi della tensione sulla pericolosità di Cosa nostra e sul livello dello scontro con lo Stato, possa affievolire nel tempo il regime di carcere duro ai condannati per mafia che, detenuti da 30 anni, potrebbero avere buon gioco nel dimostrare di non avere più legami con l’organizzazione criminale e dunque aspirare ad uscire dal carcere anche senza collaborare con la giustizia.