di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 29 luglio 2022
Questo Parlamento sta mandando in fumo la riforma dell’ergastolo ostativo ai benefici per detenuti mafiosi, che da assoluto deve diventare relativo, per decisione della Corte costituzionale. Approvata alla Camera il 2 aprile scorso, la riforma giace in Commissione Giustizia del Senato. Durante la riunione dei capigruppo a Palazzo Madama, martedì, l’unico a chiedere che si voti in commissione Giustizia e poi in Aula, è stato il M5S, che ha raccolto il consenso solo del Pd. Tutti gli altri gruppi, dell’ex maggioranza e dell’opposizione, si sono sfilati.
Quindi, a oggi, la riforma dell’ostativo sembra destinata al macero: per poter votare disegni di legge che sono sì allo step finale, ma che non rientrano nel perimetro degli “affari ordinari”, fissato dalla circolare del dimissionario Draghi, devono avere il consenso di tutte le forze. Almeno questa è sempre stata la prassi. Ma Palazzo Madama, volendo, può ancora cambiare idea. Il tempo perché possa approvare definitivamente la riforma c’è, la settimana prossima sarà stabilito il calendario dell’ultimo scorcio di questa legislatura.
Il M5S tornerà a chiedere che si voti definitivamente una riforma che, sostiene, ha messo tutti i paletti possibili perché boss pericolosi, persino stragisti, che non hanno mai voluto collaborare con la giustizia, possano trovare una via giudiziaria per uscire dal carcere anche con la condizionale oltre che con i permessi premio “sdoganati”, in autonomia, dalla Consulta nel 2019, a determinate condizioni. Allora in Corte c’era come vicepresidente Marta Cartabia che, appena diventata ministro della Giustizia, il 21 febbraio 2021, ha ricevuto una lettera del boss Giuseppe Graviano, che continua a sperare nelle riforme del 41-bis e dell’ostativo.
Lirio Abbate, nel suo libro Stragisti riporta stralci di quella missiva in cui Graviano riferisce a Cartabia che i suoi avvocati la “stimano” e le racconta pure che a Firenze ha risposto per molte ore ai pm. Sono i magistrati che indagano sui mandanti esterni alle stragi e che hanno acquisito anche quella lettera, cui la ministra non ha mai risposto. Se i senatori uscenti non voteranno l’ostativo, si dovrà ricominciare da zero.
Ammesso che il nuovo Parlamento, una volta insediato, ne faccia una priorità e riesca in un battito d’ali a votare la riforma, almeno alla Camera, prima dell’8 novembre. È in quella data che la Corte costituzionale dovrà prendere un’altra decisione: entrare nel merito dell’ennesimo ricorso della Cassazione contro l’ostativo o, come aveva fatto a maggio, dare altri 6 mesi al Parlamento rispetto all’anno concesso nell’aprile 2021, quando ha chiesto di legiferare, proclamando incostituzionale anche l’ostativo alla condizionale. Formalmente la Corte non è vincolata ad alcuna scelta. Non c’è una norma scritta a tal proposito.
Può proseguire con il galateo istituzionale oppure decidere perché il Parlamento ha disatteso quanto chiesto. Quindi, la responsabilità in merito al destino di questa riforma, già approvata in aprile a Montecitorio è tutta politica. Una cosa è certa, però, a differenza di maggio in Corte, l’8 novembre, non ci sarà più a presiedere Giuliano Amato, il suo mandato scade il 18 settembre. Il 19 si vota il nuovo presidente. Sarà una donna. A contendersi la presidenza Daria de Petris e Silvana Sciarra.










