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di Angela Stella

Il Riformista, 1 aprile 2022

La modifica del regime ostativo passa tra moltissime assenze. Critiche per i tanti paletti. La dem Bruno Bossio: “Scempio costituzionale”. Antigone: “Occasione persa”. Soddisfatti i grillini. Il vero test sarà la Consulta.

Via libera ieri dell’Aula della Camera alla normativa sulla revisione dell’ergastolo ostativo. Il testo è stato approvato con 285 voti a favore, un contrario e 47 astenuti. Si sono espressi a favore Pd, M5S, Lega, FI, Leu, Coraggio Italia. Astenuti Italia Viva, Azione, +Europa e Fratelli d’Italia. Ora passa al Senato che dovrà votarla entro il 10 maggio. Da segnalare che durante il voto sono usciti dall’aula diversi dem, tra cui Matteo Orfini e Enza Bruno Bossio.

Quest’ultima nelle battute iniziali della seduta aveva preannunciato che non avrebbe votato in quanto “nel dibattito in commissione c’è stato un appiattimento pregiudiziale, verso l’indirizzo anti Corte costituzionale, che ha prodotto un testo in alcuni passaggi, addirittura più negativo di quello vigente. Per questo ho deciso di non partecipare a questo scempio costituzionale che il legislatore ha deciso di compiere e non partecipo con nessun voto a questa seduta”.

Mentre l’onorevole di Italia Viva, Lucia Annibali ha motivato così l’astensione del suo gruppo: “Nonostante molte delle distorsioni più evidenti nel testo siano state attenuate restano troppe criticità che hanno portato Italia viva ad astenersi. Su un tema complesso e delicato come il carcere non possiamo dimenticare il dettato costituzionale e la finalità rieducativa della pena”. In particolare per la parlamentare “l’abrogazione delle forme di collaborazione impossibile o inesigibili, che impedisce di distinguere tra chi rimane silente suo malgrado e chi sceglie, determina un vulnus normativo inspiegabile.

Così come l’innalzamento del tetto massimo della pena temporanea per accedere alla liberazione condizionale è solo una norma di valore simbolico, che risponde a una precisa esigenza politica e che crea una disparità di trattamento fuori da ogni alfabeto costituzionale”. Motivazione opposta addotta da Andrea Delmastro, deputato e responsabile Giustizia di Fratelli d’Italia, per giustificare la loro astensione: “Fdi si astiene su un provvedimento che cerca di mettere una toppa ad un lento ma inarrestabile processo di erosione della normativa speciale antimafia”.

Soddisfatto invece il relatore Perantoni del M5S: “Il provvedimento approvato è frutto di un duro lavoro di sintesi nel quale come relatore ho tenuto fermi due temi: il rispetto della pronuncia della Consulta, da cui è nata l’esigenza dell’adeguamento legislativo, e la previsione di norme estremamente rigide per i mafiosi non pentiti”. Per la vicepresidente del Senato e responsabile Giustizia e diritti del Pd, Anna Rossomando, “l’approvazione della riforma dell’ergastolo ostativo alla Camera segna una assunzione di responsabilità da parte del Parlamento. Era un passaggio ineludibile e attraverso il lavoro in commissione Giustizia e poi in aula, l’obiettivo è stato raggiunto, riaffermando il massimo impegno sul fronte della lotta alla criminalità organizzata e alle mafie e il rispetto delle garanzie chiaramente richiamate dalla Costituzione”.

Il risultato non ottiene il placet di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone: “La riforma approvata è un’occasione persa. Il legislatore è rimasto imprigionato nella paura di fare un regalo alle mafie, innovando in modo non sufficiente la legislazione penitenziaria. Inoltre nella nuova legislazione c’è stato finanche un inutile aggravamento della disciplina”.

Appare davvero difficile districarsi tra tutti questi pareri su un testo che andrà letto e metabolizzato con l’aiuto dei giuristi. Ma la domanda cruciale a cui rispondere è: il testo approvato ieri, che presumibilmente non riceverà modifiche al Senato, risponde alle indicazioni date dalla Corte Costituzionale nella famosa ordinanza 97 del 2021, che si conclude così: “Compito di questa Corte sarà quello di verificare ex post la conformità a Costituzione delle decisioni effettivamente assunte”. Lo scenario che potrebbe aprirsi è quello di uno scontro istituzionale tra la Corte e il Parlamento. Se la Consulta non ritenesse il testo approvato rispondente ai parametri indicati in quella ordinanza, il Parlamento come reagirebbe?