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di Ermes Antonucci

Il Foglio, 9 settembre 2022

Il vicepresidente del Csm David Ermini si dice “preoccupatissimo” per la crisi che sta investendo i principali tribunali italiani, dovuta alla carenza di toghe: “L’emergenza durerà almeno fino al 2024, serve impegno della politica”.

“Se sono preoccupato? No guardi, io sono preoccupatissimo. C’è una grave carenza di magistrati che investe tutto il sistema giudiziario e che durerà almeno fino al 2024, quando entreranno in ruolo i nuovi giudici reclutati tramite concorso. Fino ad allora, la giustizia italiana vivrà una fase di emergenza”. Intervistato dal Foglio, il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, David Ermini, non nasconde i timori per la crisi che sta investendo i principali tribunali italiani, raccontata su queste pagine nei giorni scorsi: da Roma a Genova, la carenza di toghe sta costringendo i tribunali a rimandare al 2024-2025 i processi per reati minori, ma anche a sospendere le udienze per i reati più gravi. E le Corti d’appello non sembrano in grado di rispettare i termini introdotti con la riforma dell’improcedibilità.

“L’emergenza nazionale già c’è - dichiara Ermini - perché se la pianta organica prevede oltre 10.500 magistrati ma ce ne sono circa 8.900 che operano sul campo è evidente che l’emergenza già esiste. Ci sono 1.600 posti scoperti. Alle scoperture che potremmo definire ‘formali’ vanno poi aggiunte quelle effettive: giudici in maternità o in malattia o impegnati in altri settori”. La situazione, insomma, è disastrosa. Colpa degli scarsi investimenti per le assunzioni degli ultimi anni, anche se a dare il colpo finale è stata la pandemia, che ha fatto rallentare pesantemente le procedure concorsuali già previste. “Il problema è che fra pensionamenti e dimissioni, il numero dei magistrati reclutati non è mai stato sufficiente. La ‘coperta’ è sempre stata corta”, spiega Ermini. “Poi c’è il problema della lentezza, obiettivamente inaccettabile, delle selezioni. Tra il bando e la presa delle funzioni del magistrato ci vogliono quattro anni”. Dopo essere stati reclutati, infatti, i magistrati devono svolgere un tirocinio di 18 mesi prima di prendere funzione.

“La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha sbloccato un concorso da 310 posti fermo a causa del Covid, anche se i candidati sono poi stati falcidiati nelle prove scritte: soltanto 220 candidati sono risultati idonei e le prove orali sono ancora in corso. I nuovi magistrati entreranno quindi in ruolo soltanto nel 2024. Il ministero - prosegue Ermini - ha poi bandito un concorso da 500 posti, di cui è ancora in corso la correzione degli scritti, e nei giorni scorsi ha annunciato un nuovo concorso da 400 posti entro la fine di settembre. Ma quest’ultimo concorso produrrà i suoi risultati nel 2026”.

Com’è possibile andare avanti con un sistema del genere? “Bisogna accorciare i tempi dei concorsi”, replica Ermini, sospirando. “Il primo passo l’ha fatto Cartabia, introducendo la possibilità di accedere al concorso in magistratura con la sola laurea in giurisprudenza. Occorrerebbe poi che le correzioni delle prove siano più rapide, così come i tirocini. E’ giusto che le persone siano preparate, ma si possono trovare soluzioni diverse, ad esempio realizzando una formazione mirata già alla fine dell’università per chi sceglie di fare il concorso da magistrato”. Ermini si mostra preoccupato anche per la situazione delle Corti d’appello, alla luce della riforma dell’improcedibilità che ha stabilito termini precisi per la trattazione dei processi.

L’emergenza, tuttavia, sembra interessare poco i partiti: “La giustizia interessa soltanto a chi in un modo o nell’altro ci finisce dentro, ma è anche uno dei luoghi in cui si misura la civiltà di un popolo. Credo quindi che l’impegno della politica sia indispensabile”, conclude Ermini.