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di Francesco Grignetti

La Stampa, 23 maggio 2022

Il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura: “Il referendum non è la soluzione, ci sono questioni che è meglio affrontare in Parlamento. Lo sciopero dei giudici è legittimo”.

A presiedere il Consiglio superiore della Magistratura, vicario del Capo dello Stato, ancora per qualche mese sarà il vicepresidente David Ermini, già deputato del Pd. Recentemente detto che il Parlamento “non può non approvare la riforma dopo l’applauso al presidente Mattarella”. E questo è il mantra che discende dal Colle: la riforma del Csm va fatta, e anche presto. Ma Ermini dice anche che sarebbe sbagliato, ora che lo sciopero dei magistrati è andato male, cercare di regolare alcuni conti nel perenne conflitto tra politica e giustizia. “Sono certo che la politica agirà sulla base delle questioni di merito, anche perché agire diversamente si risolverebbe in un danno per le istituzioni”. E comunque Ermini pensa che l’allarme dell’Anm non sia del tutto campato in aria. “L’autonomia e l’indipendenza sono valori da preservare non soltanto verso l’esterno, ma anche all’interno, per evitare conformismo e sudditanza dei magistrati ai capi degli uffici”.

Ermini, tutto lascia indicare una impasse della riforma al Senato. Diversi partiti di maggioranza si sono messi di traverso...

“Che su una riforma di una qualche portata e ambizione vi sia una discussione anche intensa, mi sembra non solo normale ma perfino indispensabile. Il punto è che alla fine una riforma va approvata, e va approvata proprio perché gli applausi tributati a Mattarella hanno il valore di un impegno preso dal Parlamento. Se si ritornasse a votare con le vecchie regole, quell’impegno sarebbe violato”.

Da quanto si capisce, i tempi si stanno allungando molto più del previsto; è molto probabile che la riforma non sia approvata entro maggio e forse neanche entro giugno. Cosa può significare questo per il rinnovo del Csm?

“La nostra consiliatura scade il 25 settembre, se la riforma fosse approvata a giugno ci sarebbe comunque il tempo per indire le nuove elezioni dei consiglieri togati entro quella data. E spero che entro quella data anche il Parlamento sia in grado di votare la componente dei consiglieri laici”.

Il Consiglio aveva espresso una posizione critica nei confronti della proposta di riforma; poi è intervenuto il passaggio parlamentare che ha tanto turbato l’associazione Nazionale magistrati. Quel parere è ancora valido o va rivisto?

“Il parere del Consiglio, che ovviamente non riguarda emendamenti successivi al testo che ci è stato sottoposto, è quello e quello rimane. Ognuno poi farà le sue valutazioni. Peraltro, in sede di audizione nelle commissioni parlamentari competenti, il Csm non è stato mai convocato”.

Lo sciopero dei magistrati palesemente è stata una prova di forza andata male. Non teme che qualche parte politica voglia approfittare di questo momento di estrema debolezza dei magistrati?

“Lo sciopero è stato il legittimo esercizio di un diritto di critica. Ho sempre detto che personalmente non l’avrei fatto, ma, perché non vi siano equivoci, dico anche che ho profondo rispetto per una decisione presa da un’assemblea di magistrati molto partecipata. Qualunque ne sia stato l’esito, uno sciopero legittimo non può mai costituire fonte di debolezza di una categoria che, nel pieno rispetto delle prerogative del legislatore, null’altro chiede se non l’apertura di un dialogo e di un confronto su alcuni profili riformatori. Sono certo che la politica agirà sulla base delle questioni di merito e non su episodiche circostanze, anche perché agire diversamente si risolverebbe in un danno per le istituzioni”.

Lei voterà al referendum? Se sì, ha intenzione di dare una sua indicazione di voto?

“Io continuo a pensare che il referendum, espressione nobile di democrazia, non sia in questo caso la soluzione ideale. Sul tavolo ci sono questioni così tecniche che sarebbero meglio affrontate e risolte in sede parlamentare”.

Si è visto che il suo ex partito, lo definisco ex perché lei ha ora veste istituzionale, esprime posizioni molto diverse al suo interno. Stupito?

“Quanto alla diversità di opinioni, nella mia veste non sono né stupito né interessato”.

Un ex segretario del Pd che non cito, perché lei gli ha annunciato querela per quanto scritto nel suo ultimo libro, sostiene che la riforma è inutile ma almeno non dannosa. Sottoscriverebbe questa definizione?

“Non è certo una riforma epocale, ma credo sia utile. Utile e indispensabile quale segno di cesura rispetto al passato. È tempo di aprire una pagina nuova”.

Sempre quell’ex segretario del PD spera in un confronto all’americana con lei. Smessi i panni di vicepresidente del Csm, accetterà il confronto?

“Sono questioni su cui preferisco non parlare. Quello che dovevo dire l’ho già detto”.

Ora che ha toccato con mano le dinamiche più interne alla magistratura italiana, che giudizio dà del correntismo? Lo scandalo Palamara si è chiuso lì, o ritiene che ci siano ancora in circolo i veleni che lo hanno causato?

“Che l’associazionismo giudiziario debba rigenerarsi nelle condotte, credo sia necessità avvertita dalle stesse correnti e da ciascun magistrato. Nella magistratura e nel suo sistema di governo autonomo un’opera di autocritica interna è in corso, ci vuole tempo. Quando un veleno ha circolato in profondità e per troppi anni, smaltirlo richiede pazienza e fiducia”.

Ultima domanda: i dirigenti della Associazione nazionale magistrati ritengono gravissimo il percorso graduale verso una gerarchizzazione e verticalizzazione della magistratura. Sostengono che sia una elusione dei principi costituzionali, che viene da lontano e che secondo loro non è ancora finita. Condivide questo allarme?

“Ogni riforma va sperimentata sul campo e, nel caso, successivamente corretta. Dico solo che una gerarchizzazione troppo spinta qualche problema lo potrebbe porre. L’autonomia e l’indipendenza sono valori da preservare non soltanto verso l’esterno, ma anche all’interno, per evitare conformismo e sudditanza dei magistrati ai capi degli uffici”.