di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 4 febbraio 2020
Il vicepresidente del Csm: agendo per tasselli si rischia di aggravare la situazione. "Da questo ennesimo scontro politico sulla giustizia emerge ancora una volta la necessità di una riforma organica, di sistema, che riguardi il processo penale ma anche il codice penale, con la revisione dei reati; ma per farlo ci vorrebbe un clima totalmente diverso, più disteso e soprattutto di collaborazione", sostiene il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura David Ermini.
Lei come pensa che andrebbe sciolto il nodo prescrizione?
"La soluzione spetta al Parlamento e al governo. Ma su questioni che incidono direttamente sulla vita e la pelle dei cittadini si dovrebbe trovare la massima condivisione possibile. Anche con l'opposizione, visto che si tratta di attuare i principi costituzionali del giusto processo, della sua ragionevole durata e delle garanzie. Invece ogni nuova coalizione cambia le regole, e non mi pare un buon modo di procedere".
Ma sul caso specifico secondo lei come bisognerebbe intervenire?
"Io sto al parere espresso dal Csm, seppure a maggioranza: eliminarla dopo la sentenza di primo grado, senza altri interventi strutturali, non risolve la criticità dell'eccessiva durata dei processi, e anzi rischia di aggravarla. A titolo personale penso sia stato un errore intervenire su questo punto senza conoscere il resto delle riforme, perché come accade nel domino quando si toglie una tessera rischiano di cadere tutte le altre".
Dunque sarebbe utile una sospensione, come chiede Renzi, o accelerare la riforma del processo, come vuole il ministro Bonafede?
"Non spetta a me scegliere una strada. Dico solo che in questa situazione gli ultimatum o la fissazione di nuove scadenze perentorie non aiutano a creare il necessario clima di collaborazione".
Pensa sia giusto che i magistrati intervengano nel dibattito sulla prescrizione, come sta avvenendo?
"Intanto il Csm, che è l'organo di governo autonoma della magistratura, è stato chiamato formalmente a esprimere un parere, come su tutte le leggi che hanno ricadute sull'organizzazione giudiziaria. Dopodiché vanno ascoltate le opinioni dei magistrati come pure dell'avvocatura e dell'Accademia, cioè tutti coloro che compongono il mondo del diritto e della giurisdizione. Sempre con l'obiettivo di ottenere il massimo consenso".
A proposito di opinioni, che pensa della protesta degli avvocati milanesi contro la presenza del consigliere Davigo all'inaugurazione dell'anno giudiziario?
"Il Csm ha subito dichiarato irricevibile la richiesta di non farlo andare, e sinceramente mi meraviglia che una platea di avvocati abbia di fatto invocato la censura di opinioni altrui. Ogni critica è legittima, ma sempre nel rispetto per le persone e le istituzioni che rappresentano".
Lei e altri avete parlato dello scandalo che ha convolto il Csm lo scorso anno.
"Non si poteva certo nascondere. È una situazione che va superata e la stiamo superando".
Può affermare che non c'è più il "sistema di potere" emerso dalle indagini?
"Posso affermare che c'è stata una presa di coscienza da parte di tutti i consiglieri, come si evince da votazioni e prese di posizione che non rispecchiano gli schieramenti compatti delle correnti e dei partiti che hanno eletto i consiglieri togati e laici".
Però sulle nomine fatte e da fare il Csm continua a dividersi.
"L'unanimsimo non è indispensabile; maggioranze e minoranze non sono un male in sé, l'importante è che tutto avvenga in trasparenza. Quello che non va bene sono i patti occulti e gli schieramenti precostituiti: una volta arrivati qui non ci sono più casacche di correnti o di partito, né vincoli di mandato".
Lo dice perché anche lei è stato eletto da un patto tra correnti, le stesse coinvolte nello scandalo?
"Lo dico perché lo penso. È vero che mi hanno votato quelle correnti, ma dal primo momento io ho avuto come unici riferimenti la Costituzione e il capo dello Stato, presidente del Csm. Lo dimostrano proprio le intercettazioni in cui alcuni che mi avevano sostenuto si lamentavano dei miei comportamenti".










