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di Francesco Grignetti


La Stampa, 5 giugno 2020

 

Il vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura: "Stop alle porte girevoli con la politica. Chi entra nel Consiglio deve tagliare il cordone ombelicale con il passato, come accade per la Consulta". È vigilia di grandi trasformazioni, al Consiglio superiore della magistratura. L'onda lunga del caso Palamara l'ha investito frontalmente e il governo sta lavorando per rivedere le regole. Il vicepresidente David Ermini è pronto a collaborare per una riforma "che è necessaria".

 

Giusto sbarrare le porte girevoli tra politica e magistratura...

"Ottimo".

 

Ma una legge non sarà sufficiente, se la mentalità del correntismo resterà dominante.

"Ci vuole una rivoluzione culturale. Chi entra nel Csm deve tagliare il cordone ombelicale con il passato, come accade per la Consulta".

 

Ermini, aspettando il testo della riforma, quali sono i paletti irrinunciabili?

"Facile: va salvaguardato l'autogoverno della magistratura, ma soprattutto l'autonomia della giurisdizione, di cui sono parti fondamentali anche gli avvocati e i professori del diritto. È un cardine della democrazia, lo prevede la Costituzione, ed è un architrave del nostro sistema istituzionale. Che è fatto di pesi e contrappesi. Perciò io dico che sì, occorre una riforma, e non spetta a noi del Csm dire il come. Deciderà il Parlamento nelle sue sovrane prerogative. Noi ovviamente non faremo mancare il nostro parere, strettamente tecnico, mai politico".

 

Andiamo al cuore del problema. Lei che cosa raccomanderebbe?

"Interrompere il meccanismo delle cosiddette porte girevoli. Se un magistrato decide di scendere in politica, poi non può tornare indietro come nulla fosse. Occorre salvaguardare anche la percezione d'imparzialità che il cittadino ha della magistratura. Ma c'è un altro problema non minore: vanno scollegate le correnti dal Consiglio superiore. Noi siamo stati votati dopo essere stati designati da un gruppo parlamentare o anche da una corrente, non mi scandalizzo, ma subito dopo bisogna dimenticarsene. Come è per i giudici della Corte costituzionale. Una volta eletti, si deve rispondere solo alla legge, alla Costituzione e al Presidente della Repubblica. E ciò a salvaguardia proprio dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura".

 

Le famose intercettazioni in fondo raccontano che lei si è reso autonomo da chi l'aveva proposto e sostenuto e aveva delle attese...

"Ho letto. E non fa piacere vedere che persone che mi avevano sostenuto nutrivano nei miei confronti quel tipo di considerazione. Umanamente, è stato doloroso. Ma come è evidente, se qualcuno pensava questo, non è andata così".

 

Negli incontri notturni contro di lei erano scatenati...

"Perché ormai mi vedevano come un ostacolo ai loro disegni".

 

Era iniziata la partita più importante di tutte, la scelta del nuovo procuratore capo di Roma....

"Prima ancora, c'era stato il problema di Torino. Armando Spataro era andato in pensione a dicembre, io insistevo con la commissione Nomine di fare presto, ma vedevo che non si procedeva".

 

Si capì che qualcosa non andava perché lei chiese di tenere audizioni con i candidati a procuratore di Roma e non la ascoltarono...

"Esatto. Non mi ero inventato nulla. Il Presidente Mattarella ci aveva chiamato al Quirinale un po' di mesi prima, a me e ai presidenti delle diverse commissioni, e ci aveva raccomandato di procedere alle nomine secondo l'ordine cronologico di scopertura, così come previsto dalla circolare, una alla volta, non a pacchetto, e tenendo dove possibile le audizioni, come era prassi in occasione delle nomine dei grandi uffici giudiziari. Sa, un'audizione è importante. Permette di conoscere la persona, di fargli qualche domanda, di toccare con mano le sue idee. Sono tutti candidati di altissimo livello. È ovvio che siano ferrati. Ma saranno anche buoni capiufficio?".

 

Le dissero di no...

"Quel giorno non ho avuto paura di fare la mia battaglia. Pur sapendo che non sarei stato ascoltato e che avrebbero bocciato una mia richiesta condivisa con il Quirinale. Questa ora è agli atti. E su questa strada, posso assicurarlo, il Consiglio andrà molto avanti".