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di Valentina Stella

Il Dubbio, 26 marzo 2022

Costa (Azione): “Lo Stato ha speso 26 milioni di euro in risarcimenti e i dati vengono forniti con regolare ritardo”. Nel 2021 lo Stato ha speso per riparazione da errore giudiziario 1.271.914,90 euro, relativamente a sette ordinanze di Corti d’appello; mentre quelli relativi alla riparazione per ingiusta detenzione sono stati ben 24.506.190,41 euro e riguardano 565 ordinanze di Corti d’appello. In totale più di 25 milioni.

Lo ha comunicato ieri nell’Aula della Camera la sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Alessandra Sartore, rispondendo ad una interpellanza urgente dell’onorevole di Azione Enrico Costa. Tuttavia la questione che forse fa più discutere è un’altra: sempre la sottosegretaria Sartore ha puntualizzato che “per l’anno 2021, si evidenzia che il Ministero della Giustizia ha chiesto i dati al Ministero dell’Economia e delle finanze in data 9 febbraio 2022 e gli stessi sono stati forniti in data 16 febbraio 2022”.

In pratica, il Ministero della Giustizia avrebbe dovuto rendere noti i numeri sull’esito dei processi con arresti, sulle ingiuste detenzioni, sulle azioni disciplinari a chi ha sbagliato attraverso una Relazione al Parlamento da presentare entro il 31 gennaio di quest’anno, come prevede la legge, ma incredibilmente solo il 9 febbraio, quindi quando i termini erano già scaduti, si è preoccupato di chiedere i dati al Mef. Per il vicesegretario di Azione, ciò dimostra “il totale disinteresse da parte del Ministero della Giustizia rispetto a un tema che è di civiltà giuridica. Se una persona è stata arrestata e poi assolta, è giusto che si chiarisca perché ciò è accaduto. Il problema nel nostro Paese è che quando accadono queste vicende, lo Stato si volta dall’altro lato senza comprendere le vere ragioni, senza verificare le motivazioni dietro quegli errori e senza sanzionare chi sbaglia”. Costa poi si è soffermato anche sulla riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario. Ieri vi avevamo raccontato che il suo emendamento per la responsabilità civile diretta dei magistrati avrebbe profili di incostituzionalità e quindi sarebbe da bandire.

Ma lui non ci sta e in Aula attacca: “Allora, colgo l’occasione per chiedere al Governo, che è stato così attento ai profili e alle sfumature di costituzionalità, se sia coerente con il nostro assetto costituzionale, di fronte ai numeri che ci sono stati dati (565 persone arrestate ingiustamente e lo Stato che paga 24.206.000 euro per indennizzi), che nessuno paghi, che paghi solo lo Stato, che non ci sia un magistrato che subisca un’azione disciplinare, visto che il Governo è attento alle sfumature sugli emendamenti parlamentari. E chiedo ancora al Governo: è coerente con la Costituzione che il 99 per cento delle valutazioni di professionalità abbia un esito positivo? È coerente con questi numeri, che sono stati appena resi, un 99 per cento di magistrati che sono bravi, bravissimi? È coerente con la Costituzione un correntismo strabordante, in cui c’è una giustizia domestica, in cui i magistrati si giudicano fra di loro e nessuno sanziona nessuno? È coerente con la Costituzione un sistema che, in dodici anni, dal 2010 al 2022, ha visto otto condanne - otto! - per responsabilità civile, di fronte a 664 cause intentate e a 154 sentenze definitive? 664 cause e otto condanne! Nell’ultimo anno, 25 sentenze definitive, zero condanne! Io lo chiedo al Governo: è coerente con la Costituzione?”. E conclude: “L’auspicio è che nel quadro della riforma al Csm venga finalmente approvata la mia proposta di sanzione disciplinare - una norma di civiltà giuridica - per chi ha concorso, con negligenza o superficialità, anche attraverso la richiesta di applicazione della misura della custodia cautelare, all’adozione dei provvedimenti di restrizione della libertà personale per i quali sia stata disposta la riparazione per ingiusta detenzione”.