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di Errico Novi


Il Dubbio, 23 ottobre 2020

 

Grandi cambiamenti al Csm. Anche se non tutti sostanziali. Via Davigo, decaduto dalla carica di consigliere in seguito al voto di lunedì scorso in plenum, gli subentra Carmelo Celentano, un giudice di Cassazione dal profilo assai lontano dalla vocazione carismatica del predecessore. Indipendente candidatosi col sostegno di Unicost, si è insediato due giorni fa con un discorso che merita di essere riportato: "Chi si accinge a un compito come quello legato all'autogoverno ha in mente, o deve averlo, un modello di magistrato orientato in senso costituzionale", ha ricordato, anche a proposito del padre, a sua volta giudice e che ha rappresentato "un modello di magistrato riservato e guidato dal senso del dovere, che attende ai suoi altissimi compiti senza l'ansia di avere in cambio né plauso sociale né riconoscimenti tangibili". Una sorta di implicito manifesto contro il protagonismo dei pm.

Intanto si dovrà attendere il ricorso al Tar del Lazio proposto dall'ex pm di Mani pulite, ma si dovrà farlo per alcune settimane, visto che è stato assegnato a un collegio, anziché a un giudice monocratico, l'esame della sospensiva, cioè della richiesta avanzata da Davigo di congelare immediatamente, in vista del giudizio di merito, la propria fuoriuscita dal Csm. Ci sarà un'udienza in camera di consiglio, impossibile dunque un esito fulmineo. Nel frattempo l'addio, definitivo o temporaneo che sia, del fondatore di "Autonomia e indipendenza", è compensato dal pur automatico ingresso di Nino Di Matteo nella sezione disciplinare. Davigo ne ha fatto parte nel turbo-processo Palamara e oggi vi compariranno gli altri cinque ex togati protagonisti della fatale cena all'hotel Champagne: Corrado Cartoni, Gianluigi Morlini, Paolo Criscuoli, Antonio Lepre e Luigi Spina. Di Matteo era già supplente del collegio. Sarà perciò tra i giudici dei colleghi accusati di aver tentato un "condizionamento occulto" della nomina alla Procura di Roma. Certamente una garanzia di rigorismo degna dell'ex pm del Pool di Milano. In realtà l'assegnazione di Di Matteo alla "corte disciplinare" ci sarebbe stata anche con un'eventuale permanenza di Davigo al Csm. I giudici di Palamara non avrebbero potuto esprimersi anche sulle posizioni di altri incolpati nell'ambito delle medesime vicende. A presiedere il collegio sarà come sempre un laico, Filippo Donati (eletto al Csm in quota 5S). Con lui un altro laico, Michele Cerabona, scelto da Forza Italia, e i togati Alessandra Dal Moro di Area, Michele Ciambellini di Unicost, e lo stesso Celentano, sostituto diretto di Davigo anche nelle funzioni disciplinari.