di Emilio Minervini
Il Dubbio, 7 novembre 2026
Il messaggio di Tajani agli “Stati generali”. Costa: “Sottoporremo il nostro manifesto sulla giustizia a tutte le forze politiche”. È stata una svolta identitaria, non solo un’accelerazione in vista della campagna elettorale, quella palesata ieri da Forza Italia agli “Stati generali dei Garantisti”, ospitati dalla sala del Refettorio, a Palazzo San Macuto. La componente moderata e liberale della maggioranza cerca di dare un nuovo impulso a alla propria linea sulla giustizia, una linea non nuova nella vocazione garantista, ma caratterizzata da una mai così netta rivendicazione della distanza dagli alleati di governo. Un delta che prima di ieri era riconoscibile ma che, con la chiara rivendicazione di ieri, è stato marcato chiaramente.
“Oggi parliamo di una cultura scomoda da affermare - ha dichiarato in apertura dell’iniziativa Enrico Costa, capogruppo di FI alla Camera -, fatta di battaglie perse in partenza e segnata da una fatica immensa per portare a casa qualche risultato. Spesso i garantisti sono bersagliati dall’accusa di favorire i delinquenti o di essere collusi solo perché affermano i principi del diritto penale liberale”. Costa si è poi rivolto “a quei partiti e a tutti coloro che ci hanno accusato di mettere, con la riforma costituzionale, la Costituzione sotto i piedi”, e ha ricordato come “invece noi crediamo in tutti i principi della Carta, a differenza di altri che applicano la Carta à la carte”, ossia prendendo con beneficio d’inventario “i principi da affermare a seconda della convenienza e del momento”.
Il presidente dei deputati azzurri ha sottolineato la necessità di “una voce più forte, più autorevole e più riconoscibile”. Capace di “riportare il garantismo al centro del dibattito pubblico” e “contrastare l’idea che difendere le garanzie significhi essere deboli con il crimine”. E per renderlo possibile, “nascerà un gruppo di lavoro”, ha annunciato il capogruppo di FI, “il cui regista sarà Gian Domenico Caiazza, per far nascere un manifesto dei garantisti che venga poi sottoposto a tutte le forze politiche”.
All’evento è intervenuto anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani che, oltre a ricordare come il garantismo sia da sempre “nel dna di Forza Italia” e ne rappresenti uno dei pilastri fondanti, ha rimarcato il fatto che “essere garantisti significa credere nella legge, e che sia sempre rispettata. Ma”, ed è stato uno dei passaggi chiave, “essere garantisti non significa andare contro i magistrati: significa credere, semplicemente, nella separazione dei poteri”. Convinzione che non preclude il dialogo con la magistratura: “Qui non albergano nemici”, ha affermato Tajani. E nonostante FI continui a sostenere la necessità della separazione delle carriere, “non vogliamo minare l’autorevolezza del magistrato”. Il vicepremier ha sottolineato che “la stragrande maggioranza dei magistrati è garantista, non sono dei duri forcaioli. Non vogliamo essere il partito nemico dei magistrati”, ha insistito, “serve dialogo, si devono fare passi in avanti. Ripresentare una legge sulla separazione delle carriere non vuol dire essere contro le toghe, non stiamo facendo una guerra alle toghe”.
L’apertura di FI a un nuovo rapporto con i magistrati è stata confermata dalla presenza del segretario dell’Anm Rocco Maruotti, espressione peraltro della corrente progressista “Area”, il quale ha approfittato dell’occasione per iscriversi “senza riserve” alla categoria dei garantisti, perché “chi giura, come fanno i magistrati, sulla Costituzione o è garantista o è spergiuro”. Il garantismo infatti, come ricordato dal viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, “non è una caratteristica solo del processo penale: va esteso all’intero sistema giuridico, a tutti i poteri pubblici e privati che devono essere subordinati ai diritti fondamentali, alle tutele delle libertà individuali, ai diritti sociali, civili, politici ed economici: il pangarantismo dà l’idea di un respiro costituzionale profondo”.
Idea condivisa da Giorgio Mulè, vicepresidente forzista della Camera, secondo cui il garantismo “è un tema sempre attuale che non passa mai di moda: e guai se non fosse così, perché rappresenta un principio basilare del nostro ordinamento costituzionale”. Ma, sottolinea Mulè, “il garantismo non è in contrapposizione con la certezza della pena. Garantismo significa rispetto dei diritti, senza mai perdere di vista altri due capisaldi fondamentali: la sicurezza dei cittadini e la certezza della pena”. Non va quindi considerato un ossimoro l’accostamento al garantismo di “parole come carcere e certezza della pena”. Gli azzurri hanno invocato la definizione dei provvedimenti “sospesi” sulla giustizia, a cominciare dalla riforma della prescrizione, per la quale Pietro Pittalis ha chiesto che “venga quanto prima discussa: se l’iter non ripartirà, ne riterrò responsabile il ministro Nordio e la presidente della commissione Giustizia del Senato Bongiorno”. Solo l’ultimo dei tanti messaggi inviati ieri da FI agli alleati.









