sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Michele Farina

 

Corriere della Sera, 24 giugno 2019

 

Nel mirino le riforme del premier Abiy Ahmed. Il premier in tv con la tuta mimetica, la guida dell'esercito ammazzata dalle guardie del corpo ad Addis Abeba. Gli scontri nella regione di Amara. Giusto oscurare Internet? Alta tensione in Etiopia. Il capo delle Forze Armate è stato ucciso dalle guardie del corpo nella sua residenza di Addis Abeba, mentre secondo il governo è stato sventato un tentativo di colpo di Stato partito da Bahir Dar, capoluogo della regione settentrionale di Amara.

È stato il primo ministro Abiy Ahmed a parlarne alla tv domenica mattina. Abiy è apparso davanti alle telecamere in divisa, il volto teso. Il fallito golpe è iniziativa di un generale dell'esercito e di alcuni ufficiali. Secondo un portavoce governativo, è da iscriversi nello stesso complotto l'uccisione del generale Seare Mekonnen, ammazzato nella capitale nella serata di sabato. Anche un alto ufficiale in pensione, Gezai Abera, che si trovava con il generale Mekonnen nella sua casa, ha perso la vita per mano di una guardia del corpo che è poi stata arrestata. Fonti diplomatiche occidentali hanno confermato gli scontri a fuoco in una zona di Addis Abeba.

Il premier ha detto in tv che i due ufficiali sono stati uccisi mentre cercavano di fermare sul nascere un tentativo di colpo di Stato. Abiy ha accusato direttamente il capo della sicurezza nella regione a nord della capitale, Asaminew Tsige, di essere l'istigatore del fallito coup. Tsige era stato liberato all'inizio dell'anno scorso con altri militari a lui vicini, parte di una più generale amnistia che ha portato al rilascio di migliaia di oppositori e prigionieri politici. Prima di ricevere il nuovo incarico, Tsige era stato in galera per nove anni, proprio con l'accusa di tentato colpo di Stato.

Le violenze nella regione di Amara sono scoppiate sabato quando un gruppo di militari ha fatto irruzione in un edificio governativo di Bahir Dar, dove era in corso una riunione con il governatore della regione, alleato chiave del premier Abiy. Gli assalitori si sono poi dati alla fuga, braccati dalle forze armate fedeli al governo.

Amara è una regione cruciale per le dinamiche politiche del Paese-guida del Corno d'Africa, abitata in maggioranza dall'etnia omonima (la seconda del Paese) che costituisce circa il 30% dei 100 milioni di abitanti dell'Etiopia. I conflitti di carattere etnico sono aumentati negli ultimi anni. Il mese scorso si sono registrati decine di morti nell'ultimo round di scontri tra gruppi Amara e Gumuz, solitamente innescati da dispute per il controllo della terra. L'emergenza appare al momento rientrata, anche se l'allerta e le misure di sicurezza sono al livello massimo. Un segno evidente viene dalla decisione delle autorità di bloccare temporaneamente Internet, una scelta sempre più diffusa (e sempre discutibile) quando governi in difficoltà cercano di ristabilire l'ordine.

Il capo delle Forze Armate ucciso, Seare Mekonnen, era stato nominato dallo stesso Abiy nel 2018, quando il neo-premier aveva deciso un cambio della guardia senza precedenti alla testa dell'esercito e di altri gangli dell'amministrazione. Nelle file dei militari le tensioni legate ai movimenti separatisti si aggiungono a un malcontento diffuso.

Nell'ottobre 2018 lo stesso Abiy disse che centinaia di soldati avevano marciato sul palazzo del governo chiedendo un aumento di stipendio (con l'intenzione di ucciderlo). A giugno un attentato aveva fatto alcune vittime durante un comizio: l'obiettivo degli assalitori era proprio il giovane leader. Otto poliziotti sono stati arrestati in relazione all'attacco in una piazza centrale di Addis Abeba.

Abiy sotto minaccia: 42 anni, ex militare, ex capo del controspionaggio digitale, laura in informatica e master in economia, il premier è il primo rappresentante dell'etnia Oromo (maggioritario e marginalizzato nel Paese) a guidare l'Etiopia (da sempre governata dalla minoranza tigrina), alleato fondamentale dell'Occidente per la stabilità dell'Africa orientale. Il premier cresciuto in una famiglia religiosamente composita (mamma cristiana ortodossa e papà musulmano) ha portato una ventata di novità nella politica non solo nazionale.

Dalla pace con l'eterno nemico eritreo alla difficile mediazione in corso in Sudan, dove Abiy sta cercando di sostenere l'opposizione della società civile e frenare le mire dell'uomo forte del neo-regime di Khartoum, il generale Mohamed Hamdan Dagalo detto Hemeti, ex allevatore di cammelli che deve la sua ascesa alle milizie Janjaweed responsabili di tanti massacri in Darfur.

Il potere di Hemeti poggia sulle sue squadracce e sul sostegno di leader potenti, a cominciare dal principe ereditario saudita Mohammad bin Salman (a cui ha mandato miliziani per la guerra in Yemen) passando per il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, ex generale che ha guidato il colpo di Stato del 2013 al Cairo. In un contesto regionale sempre controllato da regimi autoritari, Abiy Ahmed rappresenta una figura atipica, una ventata di speranza. In molte capitali, le minacce alla sua leadership non devono certo dispiacere.