di Lorenzo Simoncelli
La Stampa, 3 luglio 2020
Hachalu Hundessa, cantante, attivista ed icona della lotta per l'indipendenza dell'etnia etiope Oromo è stato ucciso a 34 anni da un gruppo di uomini non ancora identificati. Un episodio che ha scatenato le proteste di migliaia di manifestanti. Negli scontri con le forze di sicurezza sono morte 81 persone, decine i feriti e numerosi edifici sono stati incendiati. Le autorità hanno reagito con il pugno di ferro bloccando, ancora una volta, Internet ed arrestando 35 persone tra cui l'influente mogul, Jawar Mohammed, tra i principali oppositori del Primo Ministro etiope, Abiy Ahmed.
Hundessa, con i suoi inni alla libertà, galvanizzava la popolazione Oromo, la maggiore etnia del Paese, ma storicamente la più marginalizzata. "Abbiamo perso la nostra voce - dice un 29enne studente universitario durante il funerale che si è tenuto ad Ambo, la città natale del cantante a 60 chilometri dalla capitale etiope Addis Abeba - ma continueremo a lottare finché sarà fatta giustizia per la sua morte".
Un episodio controverso che riaccende le tensioni e minaccia la stabilità del terzo Paese più popolato d'Africa con oltre 100 milioni di abitanti e che sarebbe dovuto andare al voto, poi posticipato a causa della pandemia di Coronavirus. Il Primo Ministro, Abiy Ahmed (anche lui di etnia Oromo), insignito, lo scorso anno, con il Premio Nobel per la Pace per la storica tregua con l'Eritrea, sta provando a riformare le strutture politiche e militari del Paese, ma il passaggio ad una democrazia multipartitica sta trovando numerosi ostacoli. Nonostante numerosi oppositori politici siano stati liberati, le forze di sicurezza hanno represso le proteste degli ultimi mesi con estrema violenza.










