di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 12 luglio 2021
La presidente aggiunta dei gip di Milano: "I carichi di lavoro sono un problema. Meglio l'amnistia? È una scelta del Parlamento. Una riforma così non può seriamente partire senza una soluzione che garantisca lo smaltimento degli arretrati degli uffici"
Ezia Maccora, da presidente aggiunta dei gip di Milano, cosa pensa della riforma Cartabia?
"Ci sono molte positività ma anche qualche criticità importanti. È una riforma che richiede un grande investimento nel settore della giustizia. Per attuarla è indispensabile ampliare gli organici dei magistrati, rafforzare il personale amministrativo e l'informatizzazione, e l'ufficio del processo deve essere previsto stabilmente e non solo come misura temporanea. E poi c'è la modifica del sistema sanzionatorio...".
Come la valuta?
"È importante e apprezzabile ma richiede di potenziare la rete dei servizi, di enti e associazioni che si occupano delle misure non carcerarie".
Ridurrà davvero il carico di lavoro dei magistrati?
"La riforma deve servire a garantire un processo "giusto" e tempi ragionevoli di definizione, ovviamente per raggiungere tali obiettivi ai magistrati deve essere chiesto un impegno lavorativo possibile, non dimentichiamo che si tratta di un lavoro complesso e la magistratura non può fare miracoli. Ma ci sono punti apprezzabili".
Quali?
"Fa passi seri sui tempi del processo: investe sulla funzione di filtro dell'udienza preliminare, sull'ampliamento dei riti alternativi (dove poteva osarsi di più) e sulla definizione di tutto ciò che non deve scaricarsi sul dibattimento penale. Dà anche una risposta importante in tema di sanzione penale, differenziandola: investe sulla messa alla prova e sulla non punibilità dei fatti di lieve entità, oltre che sulla giustizia riparativa e sulle misure alternative che possono essere applicate già dal giudice insieme all'accertamento della responsabilità".
Non si prescrive il reato, ma se non si sta nei tempi si ferma il processo. Va bene?
"Mi sembra che lo sforzo della ministra sia quello di tenere insieme due esigenze: il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado e l'improcedibilità per fasi, per evitare che un cittadino rimanga imputato sine die. Esigenze condivisibili che per la verità potrebbero essere raggiunte con soluzioni tecniche diverse o comunque ampliando il tempo di ogni fase. Se rimane questa la soluzione scelta richiede investimenti seri per rafforzare le risorse esistenti, perché già oggi i dati ci dicono che almeno 10 Corti d'Appello non sarebbero in grado di rispettare i termini previsti per la mancanza di giudici e di cancellieri e assistenti e per la complessità dei processi (si pensi a quelli di criminalità organizzata)".
Preferirebbe l'amnistia?
"È una scelta del Parlamento. Una riforma come questa non può seriamente partire senza una soluzione che garantisca lo smaltimento degli arretrati degli uffici".











