di Valerio Salviani
leggo.it, 15 maggio 2025
L'intervista del deputato: “Se un camorrista viene reintegrato e gli si trova un lavoro, ci sono meno possibilità che una volta uscito di galera torni a fare il camorrista”. Le misure alternative al carcere “funzionano e non vanno cambiate”. E chiunque dice il contrario “non ha idea di cosa parla”. Lo dice Fabrizio Benzoni, deputato di Azione vicecapogruppo alla Camera dei Deputati. Il caso che ha aperto il dibattito è quello di Emanuele De Maria, il detenuto di Bollate che ha ucciso la collega barista e ferito gravemente un altro collega all'hotel Berna a Milano.
“Una tragedia - continua Benzoni, molto vicino a tutto ciò che riguarda il mondo dei penitenziari e i detenuti in Italia - che non può diventare però il pretesto per strumentalizzare la questione. Il gesto di un pazzo non può bloccare tutti gli altri detenuti”. E sta proprio qui il punto, secondo il deputato del partito di Carlo Calenda: “Lo strumento funziona e va incentivato, lo dimostrano i numeri. Un caso, contro migliaia che invece si reintegrano grazie al sistema”.
“Detenuti liberi a seconda del reato? Un errore” - A chi parla di trattamento diverso a seconda del reato, Benzoni risponde: “È una str***ata, lo dico chiaramente per evitare fraintendimenti. Esistono dei percorsi che accompagnano ogni detenuto all'uscita dal carcere. Se fosse uscito a fine pena non avrebbe commesso quel reato? Se un camorrista viene reintegrato e gli si trova un lavoro, ci sono meno possibilità che una volta uscito di galera torni a fare il camorrista”.
Emanuele De Maria era detenuto nel carcere di Bollate: “Quel penitenziario un esempio plastico di quello che difendo, di un sistema che funziona, perché sono oltre 200 i detenuti che ogni giorno escono da Bollate e vanno a lavorare. È corretto che si apra un'indagine interna per comprendere se si è fatto tutto il possibile per prevenire questa cosa, ma un grado di rischio ci sarà sempre”.
Benzoni poi lancia un appello: “Mancano fondi per migliorare il sistema, ma strumentalizzare un singolo caso è la cosa più brutta che possiamo fare per ottenere il risultato. Tutti consideriamo il carcere una cosa lontana, ma quando poi i detenuti escono e non sono reintegrati in società, non hanno un lavoro, non hanno una rete che li accoglie, molto spesso tornano a delinquere. Ci riguarda molto più vicino di quanto pensiamo, in più se commettono reati, vengono ripresi, tornano in carcere e paghiamo noi, quindi il cittadino ha tutto l'interesse al fatto che durante la pena si possa cambiare”.
Il Garante Anastasia: al cittadino si spiega così - Della questione ha parlato anche il Garante dei detenuti della Regione Lazio Stefano Anastasia. “Bisogna fare i conti con chiunque abbia commesso un reato, poi tornerà nella società, secondo la nostra Costituzione deve tornarci attraverso un percorso di recupero e bisogna seguire questi percorsi di recupero perché è una garanzia innanzitutto per la collettività, perché è il modo migliore per produrre sicurezza. I dati ci dicono che è così, è effettivamente così, anche se ci può essere un caso contrario”, ha detto.











