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di Dacia Maraini


Corriere della Sera, 15 ottobre 2019

 

Il 19 ottobre ci saranno manifestazioni in tutto il mondo per protestare contro la prepotenza gratuita e illegittima del dittatore Erdogan. Facciamoci sentire. Ogni tanto la storia presenta delle occasioni di indignazione emotiva a cui è difficile sottrarsi. È successo nel 1936 con la guerra di Spagna quando migliaia di giovani da tutta Europa sono partiti per combattere il colpo di Stato di Francisco Franco.

È successo nel 1956 quando la coraggiosa Ungheria, uscita dagli orrori dello stalinismo, stava per darsi una organizzazione democratica ed è stata invasa dai carri armati russi. Certamente ci sono stati altri orrori, altre prepotenze, ma quando una ingiusta sopraffazione colpisce un piccolo popolo di combattenti armati solo della loro passione, le emozioni che suscita sono insopprimibili.

È comunque un buon segno: vuol dire che il sentimento di indignazione politica riesce ancora a colpire il cuore di nuove generazioni considerate indifferenti e prive di memoria. Il popolo curdo ha combattuto a mani nude contro i terroristi dell'Isis, ha dato esempi straordinari di solidarietà e di pratica democratica. È il solo popolo in mezzo a tanti in cui le donne vengono considerate pari all'uomo, senza doversi trasformare in neri fantasmi vaganti. Oggi questo piccolo popolo valoroso viene sloggiato dalle sue terre, incalzato bombardato con crudeltà.

Dicono che Erdogan sia in difficoltà al suo interno e stia cercando di trovare la rivincita attraverso un atto di guerra. Una tattica tipica dei dittatori: creare allarme suscitando il sentimento nazionalistico, e così riprendere il controllo della situazione interna. Cosa fare? Ascoltiamo i suggerimenti di chi conosce dal vivo la situazione come i giovani audaci di "Un ponte per", la sola organizzazione umanitaria presente sul campo: bloccare la vendita delle armi alla Turchia, chiudere lo spazio aereo, stabilire sanzioni durissime contro i prodotti turchi.

Ora veniamo a sapere che, per disperazione, essendo stati abbandonati dagli Usa, i curdi si stanno affidando a un poco affidabile Assad. "Non lasciamoli soli" gridano i tanti generosi ragazzi che sono partiti per aiutare una comunità minacciata di sterminio. "Sono gli unici che hanno sempre combattuto contro i tagliatori di gola dell'Isis". E ancora: "Mandate medicine, acqua, cibi, indumenti a chi oggi è spogliato di tutto". Comunque sappiamo che il 19 ottobre ci saranno manifestazioni in tutto il mondo per protestare contro la prepotenza gratuita e illegittima del dittatore Erdogan. Facciamoci sentire.