di Paolo Russo
La Stampa, 3 settembre 2026
In Italia sono 18 le persone che hanno avuto il via libera al suicidio assistito. Dopo tre Regioni guidate dal centrosinistra - Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna - con il Veneto arriva la prima amministrata dal centrodestra a legiferare sul fine vita, in una Babele regionale figlia dell’immobilismo del Parlamento e delle resistenze della stessa maggioranza. Tanto che sette anni dopo la sentenza 242 del 2019, con la quale la Consulta ha aperto al suicidio medicalmente assistito sollecitando le Camere, una legge nazionale non c’è ancora.
Il fronte locale continua intanto ad allargarsi. Il confronto è aperto nelle Province autonome di Trento e Bolzano e in Umbria. Proposte sono state depositate, o sono prossime all’avvio dell’iter, in Liguria, Molise, Marche, Sicilia e Puglia. In Lombardia il nuovo testo di iniziativa popolare promosso dall’Associazione Coscioni, sostenuto da 15 mila firme, sarà depositato il 15 settembre, mentre in Lazio e Campania è in corso la raccolta delle sottoscrizioni. In Calabria si stanno raccogliendo le firme necessarie. Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta restano invece ferme al palo: qui le iniziative si sono arenate, sono state respinte o dovranno ripartire da zero dopo il cambio di legislatura.
Il caso piemontese racconta bene l’altalena del diritto al fine vita. A febbraio, dopo che un quarantenne dell’Asl To4 aveva ottenuto il riconoscimento dei requisiti ma non farmaco e dispositivi, la Regione ha inviato alle aziende sanitarie una circolare applicativa delle sentenze costituzionali. Il documento chiarisce che sono le Asl a dover fornire quanto occorre e organizzare un’équipe con medici e infermieri, ma la giunta Cirio ha precisato che non si tratta né di linee guida né di una regolamentazione. Intanto il confronto politico è congelato e l’Associazione Coscioni ha riavviato la raccolta delle 8 mila firme necessarie a ripresentare la legge “Liberi subito”. Proprio in Piemonte una persona ha finora ottenuto il via libera alla procedura. Ma questo non significa che basti il diritto sancito dalla Consulta. Lo dimostra la vicenda di Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla progressiva, morto il 25 agosto in Lombardia. Per la prima volta il servizio sanitario regionale ha gestito tutta la fase attuativa, mettendo a disposizione personale, farmaco, macchinario e luogo. Ma dalla domanda alla procedura sono trascorsi 290 giorni, più di nove mesi e quasi il doppio dei 145 previsti dalle indicazioni regionali.
La legge veneta prova proprio a impedire attese senza fine. Ricalcando le norme già approvate altrove, recepisce i quattro requisiti fissati dalla Consulta: patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e capacità di decidere liberamente e consapevolmente. Ogni azienda sanitaria dovrà istituire una commissione multidisciplinare; verifica e parere del comitato etico dovranno concludersi entro 20 giorni e, in caso di esito positivo, la prestazione essere assicurata entro i sette successivi. Farmaco, dispositivo e assistenza saranno gratuiti e a carico del servizio sanitario; la procedura potrà svolgersi in ospedale, hospice o a domicilio. Il malato potrà rinviarla o rinunciarvi in qualsiasi momento. Gli emendamenti approvati ribadiscono inoltre l’accesso alle cure palliative e la volontarietà della partecipazione del personale sanitario.
La legge regionale non introduce però eutanasia né nuovi diritti: organizza l’applicazione della sentenza della Consulta, che esclude la punibilità di chi aiuta il paziente ad autosomministrarsi il farmaco quando ricorrono tutte le condizioni. Un chiarimento necessario mentre le richieste aumentano. All’Associazione Luca Coscioni ne arrivano sette al giorno, ma finora appena 18 persone hanno ottenuto il via libera al suicidio assistito, di cui tre in Veneto e una in Piemonte. Il divario tra domande e autorizzazioni misura il prezzo della geografia dei diritti: tempi e possibilità cambiano ancora a seconda del luogo in cui si vive.









