di Linda Laura Sabbadini
La Stampa, 23 marzo 2023
Voglio parlare di diritti dei bambini. Non di maternità surrogata. I bambini non devono essere discriminati anche se figli di coppie dello stesso sesso. Una coppia formata da un uomo e una donna si sposa o vive insieme, perché decide di farlo, si ama. Una coppia formata da due donne o due uomini non può sposarsi anche se si ama, ma può fare una unione civile. Già emerge la prima differenza.
Se un uomo e una donna sposati hanno un figlio lo registrano in anagrafe molto velocemente al momento della nascita. E così il bimbetto o la bimbetta ha due genitori fin da subito, che compaiono a tutti gli effetti sui documenti. Il diritto del bambino ad avere i due genitori è pienamente applicato. Con una procedura semplicissima. E soprattutto istantanea.
Che succede nel caso di una coppia formata da due donne? E non a caso scelgo di parlare di due donne, perché in questo caso non c’è maternità surrogata. Conta chi ha partorito. Lei viene riconosciuta come madre. La compagna può procedere solo con l’adozione speciale. Quindi, deve fare la domanda al Tribunale dei minori, che farà i suoi controlli tramite gli assistenti sociali. E il tempo passa. E ci sono costi, esami.
E perché questo esame non si fa per il padre delle coppie eterosessuali? Perché c’è una credenza di fondo assolutamente non dimostrata. Anzi, la psicologia dice con chiarezza che l’unica garanzia di benessere dei bambini sta nel loro essere destinatari di protezione, cura, amore e sostegno per tutta la crescita. Si tratta di pregiudizi a favore delle coppie etero e a sfavore di quelle omo.
Ma torniamo al caso della coppia di due donne. La madre che ha partorito deve dare l’autorizzazione all’adozione, ma può anche ritirarla se nel frattempo le due donne si separano e così il bimbo o la bimba perde qualunque rapporto in caso di separazione con la seconda madre. Nell’attesa la seconda mamma non potrà avere rapporti con insegnanti se non con delega, e così con i medici, e non potrà portarlo fuori Italia. Ma che forche caudine sono mai queste? Che cosa devono scontare queste donne in nome dell’amore tra loro e nei confronti del loro bambino? E perché mai deve essere considerata madre solo la donna che ha partorito anche se ha condiviso con l’altra fin dall’inizio il progetto di maternità? È giusto che il bambino abbia il genitore di serie A e quello di serie B?
Il caso delle coppie di donne mette in luce l’assurdità dell’attuale situazione che non ha a che vedere con la maternità surrogata. Esiste una discriminazione dei bambini perché figli di due lesbiche. Così come esiste quella verso i figli di due gay.
La Corte Costituzionale nella sua sentenza ha cercato uno strumento di tutela nell’ordinamento, l’adozione a fini speciali. Ma sono d’accordo con Gabriella Luccioli. Non basta. Non a caso la stessa Corte ha sollecitato il Parlamento a legiferare. Bisogna trovare soluzioni di sistema. L’amore è sempre amore, sia tra persone dello stesso sesso che di diverso sesso. La paternità e la maternità sono una nobile aspirazione per gli uni e per gli altri. Bisogna legiferare per garantire una tutela immediata dei diritti dei bambini, anche se figli di coppie dello stesso sesso e anche in presenza di maternità surrogata all’estero.
I bambini non devono pagare il prezzo di una guerra ideologica come quella in atto. E se proprio il governo vuole combattere la maternità surrogata come dice, la prima cosa che dovrebbe fare è estendere la possibilità di adozione alle coppie di gay e di lesbiche. I bimbi hanno bisogno di amore a prescindere dal sesso dei loro genitori e hanno il diritto di avere genitori che li amino, siano essi omosessuali o eterosessuali. E tante coppie dello stesso sesso hanno la nobile aspirazione a diventare genitori. Perché mai dovremmo avversarli?










