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di Liana Milella


La Repubblica, 16 aprile 2021

 

Elvio Fassone è il giudice "giusto" per parlare di ergastolo. Da presidente della Corte di Assise di Torino, prima di diventare senatore del Pd per due legislature, ha deciso molti ergastoli per uomini di mafia. In particolare uno - per Salvatore - con cui poi ha intrattenuto per 30 anni una fida corrispondenza. Che dura tuttora. Una storia che Fassone ha raccontato in un libro di Sellerio, un test seller, "Fine pena: ora".

 

L'ergastolo non potrà più essere "ostativo". Dopo 26 anni chi ha scontato la pena potrà uscire anche se non collabora. Passo giusto o schiaffo alle vittime?

"Un intervento per ora interlocutorio ma giusto e necessario. Non sono io a dirlo, ma la nostra Costituzione, la Corte europea dei diritti dell'uomo, la nostra Corte costituzionale, la quasi totalità degli studiosi di diritto, il Papa. Che appena nominato si affrettò a eliminare l'ergastolo dalla legislazione del Vaticano. Tutti "schiaffeggiatori"?".

 

L'essere pentiti, fino a oggi, voleva dire un taglio netto con l'esperienza mafiosa. Però le inchieste rivelano anche finte collaborazioni...

"È proprio questo il perno della decisione già assunta dalla Corte nel 2019 sui permessi premio: non si può presumere che la collaborazione con la Giustizia costituisca l'unico metro sul quale valutare la rieducazione del detenuto. Certo, il mafioso non è un associato come gli altri: il suo far parte di una società è realmente qualcosa che ha in sé del religioso, una sua perennità. Ma nulla nell'uomo è immutabile. La Corte ha già censurato la presunzione assoluta, esigendo valutazioni caso per caso, sia pure accompagnate dalla prudenza e dalla severità che quella realtà sociale esige".

 

Però Salvini già dice "l'ergastolo non si tocca". Il fratello di Borsellino parla di "schiaffo alle vittime". Dal Csm Ardita vede realizzato "il desiderio dei mafiosi"...

"Ma l'ergastolo non viene e non verrà eliminato. Non si spalancheranno i cancelli di nessun carcere, non ci saranno i cortei di ergastolani trionfanti nelle strade, non ci saranno i brindisi dei mafiosi in carcere con lo champagne, come dopo l'assassinio di Falcone. Ci saranno dei giudici che torneranno a fare i giudici e non i burocrati del pollice verso, non impiegati che rispondono alle domande col timbro "inammissibile" senza guardare al merito".

 

Viviamo nell'Italia di Cosa nostra, della 'ndrangheta, della camorra. E delle stragi mafiose. Fino a che punto si può difendere una legislazione d'emergenza che passa sopra al ravvedimento dei singoli?

"Una legislazione può dirsi di emergenza quando "emerge", per poi scomparire. La legge che ha introdotto l'ostatività" dell'ergastolo risale al 1992, cioè a quasi 30 anni fa. È tempo di rifletterci con serenità".

 

Le polemiche dure di oggi ci sono state nel 2019 quando la Consulta ha deciso che si potevano dare permessi ai detenuti al carcere duro. Si previdero uscite a raffica, ma chi ha beneficiato del permesso si conta sulle dita di una mano...

E questo dovrebbe tranquillizzate chi teme il "liberi tutti". La magistratura di sorveglianza ha fatto il suo dovere con uno scrupolo che taluno ha ritenuto esasperato. Anche perché la Corte aveva collocato dei "paletti" molto minuziosi nella sentenza".

 

"Fine pena mai" è scritto per la condanna all'ergastolo. "Fine pena: ora" è il titolo del suo libro. Il carcere durissimo da una parte. Il carcere per il recupero dall'altra. Quest'ultimo è buonista o giusto?

"Il carcere è sofferenza, sempre. Ma vorrei che quanti si dicono preoccupati riflettessero su cosa vuole dire, nella carne e nello spirito, l'espressione "fine pena: mai". L'ergastolo ostativo non è solo una pena più lunga delle altre. È la morte della speranza. Questo è ciò che la Corte di Strasburgo ha dichiarato contrario al senso di umanità. La Consulta cammina su questa via".