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di Concita De Gregorio

La Repubblica, 31 agosto 2026

La gente vuole sicurezza, non gliene importa niente dei gay - dicono. La gente non vuole gli stranieri che ci invadono, figurati cosa gliene frega dell’identità di genere. Le unioni civili, la procreazione assistita, l’aborto: sono diritti di lusso. Devi essere ricco, per avere quei bisogni lì, la gente invece è povera. Vuole un lavoro, una casa, vuole stare tranquilla - dicono. Vuole qualcuno che rimetta le cose in ordine. La gente vuole sicurezza e avrà un duce. Perché serve un duce, no?, a riportare ordine e sicurezza: questo pensa la gente che la sinistra, baloccandosi con questioni inessenziali, ha perso di vista. Serve qualcuno che sappia riportare a com’erano prima quando tutto era più semplice e chiaro: chi comanda, chi è comandato. Facile.

Un duce, un caudillo è sempre stato questo, nel tempo e nello spazio: qualcuno che ha prosperato nella povertà, che si è fatto grande delle altrui miserie, che ha lucrato sulle paure alimentandole, nel consenso di popolo: il celebre legame con le masse popolari. Non di rado quando torna la democrazia o, nella democrazia, la sinistra al governo, le masse lo rimpiangono: quando c’era lui.

La mappa del Sudamerica è una carta geografica ogni volta più nitida: Abelardo de la Espriella in Colombia, Nayib Bukele in Salvador, Javier Milei in Argentina, Antonio Kast in Cile. Con l’eccezione di due grandi paesi, Brasile e Messico, è diventata il laboratorio mondiale delle destre nella variante Maga: tutti alleati di Donald Trump, ispiratore del ritorno alla grandezza antica, di conseguenza alleati del governo di Netanyahu, un criminale genocida. Tutti paesi in cui la distanza fra ricchi e poveri è immensa, la mortalità infantile altissima, l’abbandono scolastico è la norma, la condizione delle donne spaventosa. E dunque: un caudillo.

Certo, l’Italia non è la Colombia né il Salvador. Però la gente è povera, sì. Sempre più povera: di soldi, di prospettive, di speranze, di salute, di conoscenze. Povera di memoria. A dispetto dei proclami di governo: dei dati che mostrano, nelle conferenze stampa che mandano in onda in tv - è cosa loro, la tv pubblica. La gente però lo sa, che non può pagare l’affitto, la spesa, un’ecografia nel privato perché nel pubblico c’è da aspettare mesi, anni, e intanto lo vede in tv, la gente, che gli altri, i ricchi, quelli che una clinica se ne hanno bisogno quasi quasi se la comprano, viaggiano con gli animali di compagnia in prima classe e affittano stanze principesche per i loro cani, negli hotel dedicati.

Sapete che ascolti fanno in tv i programmi che mostrano la vita dei ricchi? I picchi della curva, sempre. E i canali social che mostrano il lusso? I più seguiti. Dunque la gente si ribellerà, scenderà in piazza, chiederà giustizia sociale? No, niente affatto. La gente applaude colui che verrà - credono - a salvarli. Uno sempre nuovo, uno più deciso e duro del precedente, che ha deluso. Persino Salvini, pensate, ha deluso: una mammola. Qui serve qualcuno che sappia come si manda avanti una caserma. Un paese-caserma per stare al riparo dal caos che l’eccesso di libertà ha prodotto: chiudere bisogna, non aprire. Punire, non educare.

Io non lo so, se sia una preoccupazione esagerata quella che comincia a serpeggiare rispetto al tronfio proclama elettorale del generale Vannacci. Non so nemmeno dire se i sondaggi che lo danno in crescita vertiginosa siano fondati, se davvero abbia un consenso proporzionale alla tribuna che trova sui giornali, in tv, in rete. Certo, l’eventuale rimedio non è sicuramente ignorarlo, come qualcuno propone: non è rompendo il termometro che sparisce la febbre, non è voltando la testa che ciò che non ti piace svanisce. No, non è “colpa” di chi parla di Vannacci se Vannacci esiste. E non è nemmeno ridicolizzandolo, ridendone che si disinnescherà il pericolo. Vannacci esiste perché c’è chi lo vuole, e sono tanti. L’8 per cento? Ma potrebbe arrivare al 10, anche oltre: vedrete, vedrete. Intercetta un bisogno - dicono.

Merita di essere esaminata con grandissima attenzione l’incredibile sequela di spropositi contenuti in quel programma elettorale. Anche solo per l’indifferenza con cui è sostanzialmente accolta: non vedo reale allarme democratico, qualche timida voce, vedo più che altro lo spavento di chi pensa che possa sottrargli voti. Dovrà allearsi con lui, infine, Meloni. Dovrà cambiare la legge elettorale - dicono. Quindi vediamo: non si sa da cosa partire nell’elencare quello che non è un progetto di ritorno al Medioevo, come alcuni dicono, ma al fascismo. Proprio al fascismo storico: a quella cultura lì, a quel tipo di società, ordine e disciplina, alla censura e alla repressione, all’italianità - qualunque cosa voglia oggi dire - come bandiera.

Ma attenzione, perché parlare di fascismo è un tic della sinistra, è controproducente - dicono. Va bene. Se preferite chiamiamolo Ugo. Ugo vuole le donne a casa, con i figli, gli uomini che procacciano cibo e protezione, che non mostrano debolezza. Il bel patriarcato mediterraneo, se poi lui ti picchia sopporti, se ti ammazza vabbè, capita. Andrà in prigione. Le concubine. I gusti lesbici: anche il linguaggio è spaventoso. No all’aborto, no alle unioni civili, educazione militare a scuola, una scuola di italiani. No alla cittadinanza per chi non è nato in questo paese naturalmente, no per chi ci è nato da genitori stranieri. Fuori tutti, remigrazione: rimandiamoli tutti nei lager che abbiamo finanziato, incoraggiato, deportiamoli.

No alle parate gay, no ai gay in tv prima di una cert’ora. Per ora, poi vedremo. In fondo possono guidare, cosa vogliono. Taglio delle tasse dunque evviva: giubilo ed esultanza. Come? Lo capiremo, intanto eliminando tutti quei servizi alla cittadinanza sostanzialmente inutili, non vedete che la società è decadente? Intanto smettete di bestemmiare e disonorare i morti, siamo un paese di tradizione romana e cristiana. Pregate e tacete.

Va letto bene, il programma, nelle parti che riguardano giustizia e sicurezza. Perché poi magari era un falso allarme. Magari tutta questa popolarità di Vannacci è un abbaglio mediatico, non è vero che la povera gente lo acclama - la gente dei quartieri popolari dove nel secolo scorso vinceva la sinistra e ora la destra, che la sinistra è rimasta nelle ztl. Però intanto dare un’occhiata più attenta forse vale la pena. Che non sempre la storia la capisci mentre accade. Passa dall’angolo cieco, alle volte.