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di Domenico Agasso

La Stampa, 2 marzo 2024

Lo ha accompagnato don Francesco Pirrera, cappellano di due carceri siciliane. Il giovane recluso: “Un’esperienza da brivido. Dio c’è, nella vita si può cambiare”. È in prigione da un decennio. Deve scontare altri quattro anni di reclusione. Ma oggi Mirko vive una giornata di gioia. Ed emozioni positive forti. Detenuto nel carcere siciliano a Favignana, incontra il Papa in Vaticano grazie a un permesso premio. Lo accompagna don Francesco Pirrera, cappellano di due istituti di pena siciliani: in Vaticano sono con i partecipanti alla seconda edizione della “Cattedra dell’accoglienza”. Il giovane recluso può così abbracciare il Pontefice, a cui chiede l’assoluzione dai peccati: “Un’esperienza da brivido, proprio pazzesca - racconterà ai Media vaticani - Posso dire che Dio c’è e che nella vita si può cambiare”.

Riporta il sito della Santa Sede: “Mirko è un detenuto a Favignana, ha già scontato dieci anni e prima di uscire ne passeranno altri quattro. Per lui don Francesco è un padre, e infatti lo chiama così: padre. “La prima volta che sono uscito dal carcere dal 2013 è stato lo scorso 29 agosto e posso dire solo grazie a padre Francesco”, afferma a Vatican News, “spero che quest’estate potrò andare in affidamento da lui. Per me questa qua è una nuova famiglia, una ripartenza, una nuova vita”. E un nuovo progetto di vita, infatti, Mirko ce l’ha: “Sono arrivato solo al terzo anno del liceo artistico, ora il mio obiettivo è prendere finalmente il diploma con un istituto serale e di giorno iniziare a lavorare”.

E l’energia di un “progetto di vita concreto gli ha dato la forza di chiedere oggi al Pontefice di essere assolto dai suoi peccati: “Una cosa da brividi, proprio pazzesca”. Si emoziona, Mirko, e sente particolarmente vicino il messaggio che ha lanciato Papa Francesco all’udienza a cui ha partecipato grazie a un permesso premio, della reazione chimica tra la vulnerabilità e l’accoglienza: “Un messaggio veramente importante, soprattutto per me e per tutti i detenuti. Parlando di vulnerabilità parliamo di debolezza e in carcere ce n’è tanta: ci sono i suicidi, c’è chi fa uso di psicofarmaci... Siamo considerati lo scarto della società insomma”. Uno scarto che i due Francesco, il Papa e il “padre”, hanno accolto con amore: “Posso dire che Dio c’è e che nella vita si può cambiare”, conclude Mirko. E sorride”.