di Giovanni M. Jacobazzi
Il Riformista, 9 luglio 2026
Emendamenti di Fratelli d’Italia per ampliare il perimetro delle captazioni anche ai “reati spia” Ma sarà una pesca a strascico. “No” di FI alle osservazioni del procuratore nazionale antimafia. Volano gli stracci nella maggioranza sulla giustizia. Dopo il rinvio sine die del vertice che avrebbe dovuto fare il punto sulle riforme post referendum, tra Forza Italia e Fratelli d’Italia esplode un nuovo scontro. Questa volta il terreno di battaglia sono le intercettazioni e, soprattutto, i due emendamenti presentati l’altro giorno dai meloniani al decreto Giustizia per ampliare la possibilità di utilizzare le captazioni anche in procedimenti diversi da quelli per cui erano state autorizzate. La risposta degli azzurri arriva senza giri di parole. “Noi non li votiamo”, taglia corto il capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia al Senato, Pierantonio Zanettin. La questione riguarda gli emendamenti ispirati alle osservazioni del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, molto ascoltato dalle parti di via della Scrofa. L’obiettivo di Fratelli d’Italia è ampliare il perimetro di utilizzabilità delle intercettazioni, facendo riferimento anche ai cosiddetti “reati spia”. Una soluzione che, però, Forza Italia considera incompatibile con l’impostazione della riforma approvata nel 2023.
La disciplina oggi in vigore già consente di utilizzare le intercettazioni in procedimenti diversi quando emergono reati particolarmente gravi, come quelli di mafia. Gli emendamenti di Fratelli d’Italia, invece, allargherebbero il perimetro introducendo un riferimento ai cosiddetti “reati spia”, una categoria che, osservano i giuristi, non trova una definizione precisa nell’ordinamento. Non a caso lo stesso ministro della Giustizia Carlo Nordio ha più volte definito quella dei “reati spia” una nozione giuridicamente inesistente. Ampliare l’utilizzabilità delle intercettazioni attraverso una categoria priva di contorni normativi rischierebbe allora di rendere molto più elastico un istituto che, per sua natura, rappresenta una deroga eccezionale al diritto costituzionale alla segretezza delle comunicazioni, tornando così al classico “strascico”.
La posizione di Forza Italia, peraltro, trova riscontro anche nella giurisprudenza europea. Negli ultimi anni la Corte di giustizia dell’Unione europea ha ribadito che strumenti investigativi tanto invasivi devono rispettare il principio di proporzionalità e non possono trasformarsi in mezzi di ricerca generalizzata di possibili reati. Se l’intercettazione è stata autorizzata per un determinato reato, osservano gli azzurri, diventa difficile giustificarne l’utilizzo per fatti diversi e meno gravi, perché verrebbe meno proprio il presupposto che aveva consentito quella compressione della libertà personale. Per questo, secondo Forza Italia, la battaglia non riguarda un presunto allentamento del contrasto alla criminalità organizzata. Al contrario. Le norme vigenti continuano già oggi a consentire il riutilizzo delle intercettazioni nei procedimenti per mafia e terrorismo. Il punto è evitare che un’eccezione finisca progressivamente per diventare la regola, con ascolti indiscriminati. La vicenda delle intercettazioni ha comunque riaperto un fronte politico ben più ampio. Proprio nelle stesse ore Forza Italia ha depositato un pacchetto di emendamenti che rilancia alcune delle storiche battaglie del partito: maggiore controllo del giudice anche sugli arresti domiciliari, verifiche più rigorose sulla professionalità dei magistrati e un rafforzamento del ruolo del ministro della Giustizia nei procedimenti disciplinari davanti al Consiglio superiore della magistratura. “Forza Italia non dimentica i tredici milioni di cittadini che hanno votato Sì alla riforma della giustizia e continua a portare avanti battaglie garantiste che fanno parte del suo Dna”, ha rivendicato Zanettin presentando gli emendamenti. Parole che arrivano mentre resta, come detto, senza data il vertice di maggioranza sulla giustizia. Un rinvio che ha alimentato il malumore degli azzurri, convinti che molte delle riforme promesse siano ormai finite in soffitta. Sul tavolo continua poi a esserci la responsabilità civile dei magistrati, altro storico cavallo di battaglia di Forza Italia. Gli azzurri chiedono un cronoprogramma preciso, mentre il ministro Nordio sembra puntare solo alla fine della legislatura.
A quasi quattro anni dall’insediamento del governo, il bilancio delle riforme della giustizia è quindi abbondantemente sotto la sufficienza. L’abolizione dell’abuso d’ufficio resta finora il principale intervento portato a termine, mentre altri dossier - dal giudice collegiale per le misure cautelari alla disciplina dei trojan e del sequestro degli smartphone - hanno subìto rinvii o avanzano con grande fatica.










