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di Paolo Delgado

Il Dubbio, 6 novembre 2025

Ci sono leggi che vengono fatte molto più nella speranza di un ritorno d’immagine mediatico che non in quella di reale efficacia. Nella tradizione politica italiana non sono poche e in nessun campo abbondano come in quello che va sotto il nome ‘ sicurezza’. Difficile spiegarsi altrimenti la proposta di legge presentata dal capogruppo alla Camera di FdI Bignami, con in calce firme pesanti come quella di Fabio Rampelli e del sottosegretario alla Giustizia Delmastro. È appena il caso di segnalare che il primo firmatario e il potente sottosegretario sono ragazzi di fiducia della premier: nemmeno immaginabile che abbiano deciso senza consultarsi prima con la leader assoluta.

La proposta si compone di un solo articolo che andrebbe a modificare l’art. 335 del Codice Penale. Delega al pm, in caso di notitia criminis nella quale si possano ravvisare gli estremi della giustificazione legale come ad esempio la legittima difesa, il compito di accertare l’esistenza di quella giustificazione e nel caso evitare l’iscrizione nel registro degli indagati.

È vero infatti che l’iscrizione non implica affatto che poi si proceda con rinvio a giudizio ma l’indagato, argomenta Bignami nel testo, viene comunque esposto “a una vera e propria gogna mediatica” e a “un ingiustificato calvario giudiziario”. Ciò è tanto più vero, ci tiene a specificare la proposta di legge, quando l’indagato appartiene alle forze dell’ordine, dal momento che in questo caso l’iscrizione è “un atto dovuto anche in relazione a fatti commessi nell’esercizio delle funzioni”.

La specifica chiarisce la ratio del ddl, che ha valore generale ma mira in realtà a offrire uno scudo agli agenti che finiscono sotto indagine per possibili crimini commessi in servizio ma giustificati in termini di legge dalle circostanze. Era un passaggio che il governo aveva pensato di inserire nel decreto Sicurezza nello scorso aprile, salvo poi desistere di fronte ai dubbi del capo dello Stato. Ora la destra torna alla carica, sperando di aver depotenziato gli appunti del Colle assegnando alla legge valore generale, anche se in concreto finirà per riguardare solo gli agenti di polizia. In tutti gli altri casi, infatti, il pm preferirà comunque accertare le circostanze dell’eventuale crimine.

In realtà, però, nella stragrande maggioranza dei casi l’indagine andrà avanti anche se sarà coinvolto il personale delle forze dell’ordine. È’ infatti molto raro che un caso sia tanto lampante da non richiedere approfondimenti più corposi di quelli possibili in una settimana, il termine entro il quale secondo la proposta il pm deve decidere se procedere o meno all’iscrizione nel registro degli indagati. Se ci si limita all’impatto concreto della legge, di conseguenza, diventa difficile spiegarsi perché FdI voglia andare avanti nonostante il parere di Mattarella per un provvedimento che riguarderà nella migliore delle ipotesi pochissimi casi.