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di Francesca Spasiano

Il Dubbio, 26 giugno 2026

“La soluzione al sovraffollamento? Più penitenziari, mai amnistia”, dice il Generale. Che sigla il patto con Alemanno nella cena romana. La cosa nera è apparecchiata, tra brindisi e porceddu. È la “vera destra sociale” che non lascia indietro nessuno e arruola la “feccia”. La “sporca dozzina”. Gli scontenti, lo scarto. Mo vuoi vedere che fuori ci restano solo i carcerati? Vada pure per Gianni Alemanno, che “ha pagato il suo debito con la giustizia e ora è pronto a mettere a servizio di Futuro nazionale la sua lunga esperienza politica”, dice l’amico Vannacci. Che abbraccia l’ex sindaco appena uscito di prigione dopo un anno e mezzo. E si offre alle telecamere per sigillare il patto. Ma poi dice: “Tra Abele e Caino io sto con Abele e Caino deve marcire in carcere”. Di più: “Chi commette un reato grave deve pagare, come nel caso di Turetta, anche senza bisogno del reato di femminicidio”.

Insomma, prima di attovagliarsi bisogna mettere le cose in chiaro. Perché la contraddizione è forte e si avverte, nel primo giorno di libertà di Alemanno. Il quale potrebbe dissentire, e invece si accoda: “Il tema è sempre la meritocrazia. Anche in carcere ci sono persone che vogliono cambiare vita, che vogliono costruirsi un lavoro, che vogliono trovare una strada diversa e il carcere deve dare questa opportunità. Se poi questa opportunità non viene colta, allora è giusto che le persone rimangano in galera e tutte le cose. Ma è sempre un tema di merito. Quello che a me ha fatto male guardando la realtà carceraria, vivendola, è il fatto di vedere tante persone abbandonate a se stesse, anche le persone che volevano cambiare. In questo carcere, chi vuole comportarsi male può fare qualsiasi cosa: può spacciare, può fare... Invece c’è bisogno di un carcere che premi la meritocrazia, chi vuole cambiare vita”.

La risposta è per i cronisti che aspettano i due prima della cena romana di ieri. Quando il discorso vira sul carcere, che è il tema su cui l’ex sindaco promette battaglia. Dopo mesi passati a scrivere il suo diario di cella, per convincere tutti che la pena non è “buttare la chiave”, ma rieducare chi sta in cella, in un carcere umano. Così dice la Costituzione, che però non divide tra buoni e cattivi: l’inferno di una detenzione senza sollievo dall’afa vale per tutti. O no?

“Il leader di Futuro nazionale è lui. Ci confronteremo su tutto e troveremo la linea”, dice Alemanno. “Anche il programma può cambiare, non prendetelo come una cosa granitica. Futuro nazionale è un partito futurista non siamo persone che scrivono cose sulla pietra e poi la lasciano là, siamo il partito che evolve in base a quelle che sono le necessità e gli interessi degli italiani”, aggiunge Vannacci. Perché non si può andare d’accordo su tutto, né serve andare per il sottile.

Ma questa sfida al sovraffollamento, parlando con il Dap e il guardasigilli, come vuole Alemanno, si fa oppure no? “Tra le nostre posizioni non c’è alcuna contraddizione - spiega Vannacci contattato dal Dubbio -. Chi sconta una pena deve “penare”, ma ci vuole anche rieducazione. E Alemanno, come me, vuole un carcere che funzioni”. A questo punto gli chiediamo in che modo, e otteniamo una risposta: “Costruendo nuove carceri”. Di certo non avallando “svuota carceri” o amnistie, su cui il generale assicura: “Non potrei mai sostenerlo”.

Ora resta da discutere il futuro politico dell’ex sindaco. Per il quale Vannacci esclude una candidatura alle prossime Politiche. “Metterà al servizio del partito la sua esperienza quarantennale”. I due ne avranno parlato dopo il menù sardo scelto per l’occasione, nel vero vertice del post cena. Prima ci sono i simboli e riti. Tipo il “codice etico” dei cavalieri medievali, che dà il via all’incontro con “la lode a Dio, la spada al Re, il cuore alla dama e l’onore a me”. Ammessi al tavolo una ventina di commensali, tra cui alcuni deputati futuristi che a inizio serata si sono messi in piedi, hanno fatto il segno della croce e hanno brindato con il motto di moda durante il ventennio che si conclude con la formula “a noi”. Accanto al generale, che cita Almirante, si vedono Edoardo Ziello, Roberto Sasso, Domenico Furgiuele e Emanuele Pozzolo, oltre all’ex europarlamentare della Lega Antonio Maria Rinaldi e l’ideologo di Fnv Lorenzo Gasperini. Nessun volto, invece, da Fratelli d’Italia.