sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Fiorenza Sarzanini

Corriere della Sera, 25 novembre 2023

Nulla servirà fino a che non si deciderà di creare un vero sistema di protezione. Servono fondi, personale specializzato, la violenza contro le donne deve essere trattata come una vera emergenza. Accade sempre, dopo ogni femminicidio. Soprattutto se, come nel caso di Giulia Cecchettin, l’emozione per il delitto diventa un’onda che travolge tutto e tutti. E allora la politica si mobilita, il Parlamento si impegna, il governo promette.

Si organizzano conferenze stampa, si annunciano iniziative urgenti e immediate, talvolta si riesce anche a fare qualche piccolo passo avanti. Il voto unanime per l’approvazione definitiva del disegno di legge che rafforza il codice rosso e altre misure di prevenzione è stato un ottimo segnale, anche se l’aula semivuota di palazzo Madama durante la discussione sicuramente non è stato uno spettacolo edificante. In ogni caso non ci si deve illudere che possa bastare questo a risolvere il problema della violenza domestica, delle aggressioni fisiche e verbali contro le donne, degli stupri, dei delitti.

C’è ancora tanto, troppo da fare. Si deve partire dalle scuole, certo. Si devono educare i ragazzini al rispetto delle coetanee, è il minimo. Si devono anche mettere in guardia le ragazze che spesso si illudono di essere tanto amate perché il loro fidanzato è geloso, è una delle priorità. Ma nulla di tutto questo servirà fino a che non si deciderà di creare un vero sistema di protezione. Servono fondi, serve personale specializzato, la violenza contro le donne deve essere trattata come una vera emergenza. Bisogna trovare i soldi per le case rifugio dove ospitare chi denuncia e così mette a rischio la propria incolumità e quella dei propri figli. È inutile sollecitare le donne a ribellarsi se poi lo Stato non è in grado di garantire che siano al sicuro. Bisogna aumentare il numero di poliziotti e carabinieri per controllare che gli uomini violenti sottoposti a misure di prevenzione rispettino le restrizioni.

È inutile mettere braccialetti elettronici o disporre il divieto di avvicinamento se poi nessuno si occupa di verificare che siano efficaci. Bisogna potenziare la rete di assistenza di psicologi, psichiatri, educatori che possano assistere le vittime nel percorso di allontanamento dal loro aguzzino e gli uomini violenti che vogliono provare a riscattarsi. Per fare tutto questo serve un vero stanziamento economico. Il tempo delle promesse è finito. Chi scenderà in piazza promette di fare rumore proprio perché gli impegni vengano mantenuti. Facciamo sì che d’ora in poi il rumore non siano soltanto le grida di aiuto inascoltate delle donne maltrattate, violate, uccise.