di Luciana Cimino
Il Manifesto, 22 novembre 2025
Polemiche per le frasi dei ministri della Giustizia e della Famiglia e della natalità durante una conferenza sugli abusi di genere. Novembre è un mese delicato per il governo. C’è la giornata contro la violenza sulle donne e ogni anno la destra, durante gli eventi correlati, inciampa. E cade fragorosamente. Anche quest’anno il protagonista delle gaffes è il guardasigilli Carlo Nordio. Siccome gli atti comici vengono meglio quando si è in due, a fargli da spalla c’era la ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, organizzatrice dell’incontro che li ha visti protagonisti.
Il Ministero per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, in collaborazione con l’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) ha promosso alla Camera un convegno dal titolo impegnativo, “Conferenza internazionale contro il femminicidio”. Il termine internazionale si riferisce alla presenza dei rappresentanti istituzionali dell’Albania, della Bosnia Erzegovina, Croazia, Cipro, Grecia e Serbia. Tutti governati da partiti conservatori o di destra, eccetto l’Albania il cui premier Edi Rama, però, è molto vicino a Meloni tanto da definirla “sua sorella”. L’obiettivo, stando al sito del ministero, era il “confronto su strategie comuni per prevenire e sradicare ogni forma di violenza contro le donne”. Nell’ambito però solo di paesi che condividono ideologie simili.
Sentendosi tra amici, dunque, Nordio (che è “anche un modesto studioso di storia”, ha precisato), è stato particolarmente sincero nell’enunciare i suoi profondi convincimenti sulla violenza sistemica degli uomini sulle donne. Il “cosiddetto maschilismo” è frutto della teoria “darwiniana della legge del più forte”, “poiché la natura ha dotato i maschietti di una forza muscolare maggiore di quella delle femminucce dai primordi dei tempi”. “Tutto questo - ha proseguito il ministro - ha comportato una sedimentazione anche nella mentalità dell’uomo, intendo proprio del maschio, che è difficile da rimuovere perché si è formata in millenni di sopraffazione, di superiorità. Quindi anche se oggi l’uomo accetta questa assoluta parità nei confronti della donna, nel suo subconscio, nel suo codice genetico trova sempre una certa resistenza”.
quindi dato che l’uomo (il “maschio” o “maschietto”, per usare i termini di Nordio) è geneticamente violento è “necessario intervenire con le leggi, con la repressione, con la prevenzione”. Una specie di parodia del monologo del capo della penitenziaria nel film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, “ad altri spetta il compito di curare e di educare, a noi il dovere di reprimere! La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!”. In quel caso l’interprete era Gian Maria Volontè e la regia di Elio Petri. In questo la regia è del ministro dell’Istruzione Valditara, che ha bisogno di far passare la sua legge che prevede il consenso informato dei genitori per eventuali ore di “educazione al rispetto”. “È soprattutto necessario intervenire sull’educazione”, ha premesso infatti il guardasigilli, intendendo, come il collega al Mim, solo quella della famiglia. Ma come? “Un po’ come fanno gli psicologi, gli ipnotisti, gli psicanalisti, quando trovano una specie di tara mentale che deriva da un trauma adolescenziale”.
Anche Roccella, per propagandare la legge di Valditara, si concede ragionamenti spericolati: “Non c’è correlazione tra educazione sessuale e un calo dei femminicidi”. Dopo le immediate reazioni delle opposizioni, la ministra ha replicato: “Aspettiamo che chi fa polemica comunichi i dati che dimostrino l’efficacia dell’educazione sessuale nella riduzione dei femminicidi e delle violenze contro le donne, basati su evidenze e correlazioni”. Un tentativo bizzarro di ribaltare l’onere della prova, quando ci sono decenni di ricerche sul tema validate dalla comunità scientifica.
Nel parterre anche Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio. Semenzato, esponente di Noi Moderati, già presidente della sezione vetro della Confindustria di Venezia e dirigente di una squadra di basket, è autrice del libro I love me. Come eliminare cellulite e pancia dal nostro corpo e dalla nostra testa. Sulla violenza sulle donne, “l’Italia è un paese virtuoso”, ha detto nello stesso contesto in cui venivano presentati i dati Istat che rivelano un’altra realtà, non quella “alternativa” che piace ai trumpiani e ai loro emuli italiani. L’istat ha certificato un aumento significativo delle violenze subite dalle giovanissime (16-24 anni), che passano dal 28,4% al 37,6% in 10 anni. E conferma, ancora una volta, che a stuprare le donne sono perlopiù i partner (il 63,8%), il 19,4% è conoscente e il 10,9% amici. Solo il 6,9% è stato opera di estranei alla vittima. Anche se Nordio non ci crede. Lo scorso anno aveva commentato i femminicidi di Ilaria Sula e Sara Campanella come una mancanza “di rispetto verso le persone, soprattutto per quanto riguarda giovani e adulti di etnie che magari non hanno la nostra sensibilità verso le donne”.
“Roccella e Nordio sembrano fare a gara a chi dice la frase più stupida”: Elisabetta Piccolotti, Avs, sintetizza così il tono dei commenti del centrosinistra. Anche se a spiccare sono quelle di Forza Italia che tenta timidamente di dissociarsi dalle parole degli altri esponenti del governo. “La genetica non c’entra”, ha tagliato corto Gasparri. “Credo nella parità di genere e uomo o donna è la stessa cosa”, ha ribadito il vicepremier Tajani, salvo poi scivolare: “Ci sono anche degli ottimi magistrati donne”.










