Il Resto del Carlino, 16 ottobre 2023
Monsignor Armando Trasarti, dopo le dimissioni da Vescovo, torna a Fermo come sacerdote semplice e cappellano del carcere. Vuole consolare i detenuti, ascoltarli e indicare loro una strada buona. Tornare tra gli ultimi, da sacerdote semplice. È questo il desiderio che monsignor Armando Trasarti ha espresso, una volta tornato a Fermo dopo le dimissioni da vescovo di Fano Fossombrone Cagli Pergola, per sopraggiunti limiti di età, appena compiuti i 75 anni. Oggi vuole essere semplicemente don Armando, per stare dove è necessario essere, nella sofferenza delle persone. Per questo ha voluto impegnarsi come cappellano del carcere di Fermo, nonostante i 16 anni da Vescovo, la sua storia personale, il suo ruolo grande all’interno della Chiesa marchigiana. La nomina è di qualche settimana fa, da parte del vescovo di Fermo Rocco Pennacchio, c’era da sostituire fra Andrea Patanè che ha avuto l’incarico di guidare la parrocchia di Amandola. Don Armando è già stato in carcere, ha celebrato la messa, ha incontrato i detenuti e li ha ascoltati. Ha detto loro che ha vissuto la sofferenza di una malattia importante, che è tornato a vivere e oggi ha tanto da restituire, ogni domenica sarà nella palestra del carcere che all’occasione diventa altare per dire messa e consolare chi ha fede, ascoltare chi ha sbagliato, provare a ragionare sui peccati commessi e sulle prospettive di vita. Da vescovo tante volte è stato nel carcere di Fossombrone, i detenuti e gli operatori della struttura lo consideravano uno di famiglia, lo hanno sentito vicino e partecipe. Un’esperienza che oggi don Armando vuole riportare a Fermo, tornando sacerdote, per consolare chi è inciampato e sta pagando per le sue colpe, per indicare la strada buona e tentare un’alternativa migliore.










