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di Antonietta Vitali

cronachefermane.it, 5 novembre 2022

L’evento ideato dal professor Italo Tanoni, giornalista professionista, docente universitario, già Garante dei Diritti degli adulti e dei bambini della Regione Marche, che lo ha voluto realizzare in collaborazione con l’Unipop Università Popolare di Fermo.

L’articolo 27 della Costituzione, al comma 3, dispone che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, eppure “c’è chi dice teniamo tutti dentro e buttiamo via la chiave e chi dice tutti fuori perché le carceri non sono educanti”. Con questa citazione Daniela Alessandrini, vicepresidente Unipop ha aperto l’incontro “Il mondo del carcere tra passato e presente” da lei coordinato e tenutosi ieri pomeriggio a Fermo presso il Palazzo dei Priori. Un evento ideato dal professor Italo Tanoni, giornalista professionista, docente universitario, già Garante dei Diritti degli adulti e dei bambini della Regione Marche, che lo ha voluto realizzare in collaborazione con l’Unipop Università Popolare di Fermo, associazione di promozione sociale che ha finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, e che collabora strettamente con l’Ente del Terzo Settore “Fermo Città dell’Apprendimento” per contribuire alla realizzazione degli obiettivi assegnati alla Città di Fermo con il conferimento del titolo di “Learning City” dell’Unesco. “Quando il Professor Tanoni - ha dichiarato il Presidente dell’Unipop, Ettore Fedeli già Sindaco di Fermo - ci ha proposto di raccontare storie che vengono dal carcere, da questa realtà che spesso noi rimuoviamo dalla nostra consapevolezza, abbiamo accettato subito perché, se lo scopo della nostra associazione è anche quello di promuovere il senso di comunità di una città qui riunita nelle sue articolazioni più importanti, anche queste voci di chi sta vivendo l’esperienza del carcere devono essere ascoltate e rese parte della comunità”.

Si è parlato della sfera affettiva dei detenuti come del loro diritto alla salute, ma anche dello spazio limitato dovuto al sovraffollamento dei luoghi di detenzione, della violenza tra detenuti e detenuti e tra detenuti e forze di sorveglianza, dei suicidi divenuti sempre più frequenti non solo tra i detenuti ma anche tra gli agenti di polizia penitenziaria, del volontariato e del lavoro. Su quest’ultimo punto si sono soffermati gli interventi non solo di Tanoni ma anche di altri intervenuti come il sindaco Paolo Calcinaro, avvocato penalista lui stesso, che ricordando di un incontro recentemente avvenuto con un ex detenuto ha puntato l’attenzione sulla difficoltà al reinserimento in società di chi termina il periodo di detenzione. “Importante - per Calcinaro - è lavorare anche sulla giornata del detenuto per renderla lavorativa e volta ad un futuro inserimento nella società”. Dello stesso avviso del sindaco Nicola Arbusti già educatore presso la Casa di Reclusione di Fermo fino al 2019 e che ha ricordato con stima e affetto la figura di Nicolò Amato “il quale - ha dichiarato - credeva fortemente nel recupero del detenuto e appoggiava ogni iniziativa nata con questo intento”. Molte le iniziative organizzate da Arbusti durante il suo mandato come teatro, biblioteca, giornalino, corsi scolastici, corsi da parrucchiere, di pizza, di musica, di educazione motoria, di falegnameria, proprio per favorire il recupero sociale dei detenuti. Tuttavia “dopo i fatti di Modena e di Santa Maria Capua Vetere - ha ricordato Arbusti - le carceri sono diventate dei luoghi chiusi, adesso è un luogo troppo chiuso e inaccessibile dove i detenuti non hanno contatti con l’esterno. Se non si apre la rieducazione diventa impossibile. Fondamentale che la prevenzione cominci dalle scuole - ha continuato Arbusti - per insegnare ai giovani quanto sia facile incappare in una detenzione”.

Sono stati inoltre relatori dell’evento la giornalista Angelica Malvatani e Giorgio Magnanelli. Molte le personalità invitate all’incontro che sono state ringraziate dalla moderatrice Daniela Alessandrini quali il vescovo dell’Arcidiocesi di Fermo, Rocco Pennacchio, e la Caritas, organizzazione che fattivamente collabora con il carcere di Fermo, il colonnello Gino Domenico Troiani del Comando Carabinieri di Fermo accompagnato dal tenente colonnello Luigi Lubello, comandante del Reparto operativo dell’Arma, Maria Raffaella Abbate, dirigente della Squadra Mobile in rappresentanza della Questura di Fermo, Daniela Valentini, direttrice del Carcere di Fermo e che non ha potuto essere presente, Andrea Albanesi, presidente della Camera Penale, Katia Marilungo, presidente dell’Ordine degli Psicologi che non ha potuto essere presente, Franco Elisei, presidente dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche che ha patrocinato l’evento, Giancarlo Giulianelli, attuale Garante dei Diritti degli adulti e dei bambini della Regione Marche, Alessandro Lavieri, coordinatore dell’Ats19, e il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Fermo, Stefano Chiodini che ha ringraziato ilprofessor Fedeli per aver voluto organizzare l’evento che porta all’attenzione un tema così delicato e, spesso non considerato, come quello della realtà carceraria italiana.