Il Resto del Carlino, 31 luglio 2020
Sull'episodio è intervenuto anche il Garante regionale dei detenuti Nobili: servono forme che vadano oltre la restrizione. Probabilmente era arrivato all'esasperazione e tutta la sua fragilità è venuta a galla in un caldissimo pomeriggio della casa di reclusione di Fermo.
Così ha deciso di farla finita sul serio e si è ucciso. A perso la vita in questo modo, nel modo più atroce, con un gesto autolesionistico, un 22enne residente a Porto Sant'Elpidio recluso da una decina di giorni in carcere perché non aveva rispettato l'obbligo di allontanamento domiciliare. Il giovane era dentro per una misura cautelare (legata a presunti maltrattamenti ai danni della madre) e quindi in maniera temporanea.
Mercoledì pomeriggio, intorno alle 18, la tragedia. Gli agenti della polizia penitenziaria hanno trovato il corpo senza vita del ragazzo all'interno della cella. Nonostante l'intervento dei sanitari del 118 e del carcere, per lui non c'è stato nulla da fare, il suo cuore aveva ormai cessato di battere per sempre.
Sul drammatico episodio è intervenuto il Garante regionale dei diritti della persona, Andra Nobili, che ha evidenziato i problemi determinati dalle patologie psicologiche e psichiatriche, chiedendo il riavvio delle attività trattamentali, individuate anche come forma di sostegno alla permanenza in carcere.
"Si tratta di un problema serio - ha spiegato Nobili - a cui vanno date risposte diverse rispetto al passato. Per i soggetti con problemi psichici e psichiatrici il carcere non basta, devono essere individuate forme d'intervento che vadano oltre la semplice restrizione nell'istituto penitenziario". Proprio sulla questione della situazione sanitaria nelle carceri, il Garante ha attivato nei giorni scorsi un confronto diretto con i responsabili dell'Osservatorio regionale della sanità penitenziaria per affrontare sia le questioni legate all'emergenza coronavirus, ma anche a tutte le altre patologie che interessano i detenuti. "Nel contesto generale - ha sottolineato Nobili - credo che il riavvio formale delle attività trattamentali possa fornire un contributo non indifferente per rendere più sostenibile la permanenza in carcere, anche su un versante più specificatamente psicologico". Nelle prossime ore il Garante arriverà a Fermo per un esame più attento di quanto accaduto. Purtroppo non è la prima volta che il carcere di Fermo è teatro di tragedie simili e a pagare con la vita di solito sono i più giovani e più fragili.










