sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Angelica Malvatani

Il Resto del Carlino, 15 dicembre 2025

Una messa che vale come un abbraccio e un incoraggiamento, nel giorno in cui la Chiesa celebra il giubileo dei detenuti. L’arcivescovo Rocco Pennacchio ha voluto essere nella casa di reclusione di Fermo, in luogo in cui provare a parlare di tempo, di perdono, di consapevolezza, nel giorno in cui si celebra l’avvento. Al suo fianco Monsignor Armando Trasarti, arcivescovo emerito e cappellano del carcere, dentro è per tutti don Armando, da 30 mesi ogni settimana incontra i detenuti e mai è accaduto che non si presentassero per un momento di conforto, di confronto, di confessione. Alla cerimonia hanno partecipato i volontari che seguono i detenuti nelle varie attività trattamentali, presenti le educatrici, la direttrice Serena Stoico ha fortemente sostenuto, insieme con la polizia penitenziaria, un momento di preghiera e di riflessione.

Il vescovo Pennacchio ha raccomandato a tutti di vivere dando un senso al tempo che dietro le sbarre sembra non passare mai, “un tempo che è un dono di Dio e che dipende da ciò che si spera, tempo utile per costruire”. Un momento di grande emozione lo scambio della pace, per la Caritas, presente anche con la direttrice Barbara Moschettoni e Giorgia Miranda, Mauro Trapè ha sottolineato la gratitudine dei detenuti per l’impegno della Curia, con il vescovo pronto a rispondere ad ogni necessità.

E poi c’è don Armando che a tutti ha consegnato un libriccino di preghiere e riflessioni, per ricordare a tutti che la dignità è uno stato d’animo, è un modo di vivere, che il perdono e la rinascita dipendono dal nostro cuore: “Qui c’è bisogno di umanità e di attenzione, gli agenti di polizia penitenziaria sono davvero la colonna del carcere, tutti quelli che ci lavorano e si impegnano sono una speranza di rinascita. Ho pensato ad un libriccino che in copertina ha una finestra aperta, con i fiori oltre le sbarre, per far capire a tutti che l’errore non definisce chi sei, definisce solo da dove parti. La dignità non può essere tolta dall’eterno, è il modo in cui l’uomo si comporta quando nessuno lo vede. Ogni gesto, anche piccolo, può essere un atto di dignità e qui dentro ne trovo tanti”. Chiude la cerimonia, alla quale hanno preso parte anche i coristi, un detenuto che ha sottolineato: “Una volta una persona mi ha detto: ‘tu non sei un criminale o una persona sbagliata, sei solo una persona che è stata poco amata’. Ed è in questa giornata di indulgenza plenaria che Dio ci manifesta la sua misericordia e il suo perdono”.