di Fabio Castori
Il Resto del Carlino, 5 aprile 2022
C’è un indagato per omicidio su caso Lorenzo Rosati, il detenuto fermano di 50 anni originario del viterbese deceduto in circostanze misteriose al pronto soccorso, dopo che si era sentito male nella Casa di reclusione di Fermo.
Colpo di scena nelle indagini sulla tragedia che si era consumata nel maggio scorso e che, in un primo momento, era stata ritenuta un incidente. L’opposizione all’archiviazione fatta dai legali della famiglia della vittima, gli avvocati Marco Murru e Marco Melappioni, e il supplemento d’indagine disposto dal gip di Fermo, Maria Grazia Leopardi, hanno dato i loro frutti ed ora le carte in tavola sono completamente cambiate.
Gli inquirenti della polizia giudiziaria dei carabinieri, infatti, hanno identificato un 23enne di San Severino Marche di origini albanesi, all’epoca dei fatti compagno di cella di Rosati, quale responsabile del pestaggio fatale. Ci sarebbe anche un supertestimone nella svolta delle indagini, che è stato trasferito in un’altra casa di reclusione per evitare eventuali ritorsioni.
La tragedia si consuma il 28 maggio 2021 quando, all’ora di pranzo, Rosati, detenuto nel carcere di Fermo, si sente male e i suoi compagni di cella lanciano subito l’allarme. Il detenuto viene visitato dal medico della struttura che, viste le gravi condizioni del 50enne, decide di allertare il 118. Gli operatori sanitari, giunti sul posto, trasportano l’uomo in ambulanza al vicino Pronto soccorso del Murri. Rosati ha praticamente la milza spappolata e un’emorragia ormai irreversibile. Nonostante i tentativi di rianimarlo, il 50enne esala l’ultimo respiro lo stesso pomeriggio intorno alle 17. Scattano immediatamente i primi interrogativi: come si è procurato quelle lesioni il detenuto? È stato aggredito o si è trattato di un incidente?
Il referto viene trasmesso alla Procura di Fermo, che apre un fascicolo a carico di ignoti per morte conseguente ad altro reato, disponendo poi l’autopsia sulla salma del 50enne. L’incarico viene affidato al medico legale di Teramo Giuseppe Sciarra e i risultati dell’esame autoptico appaiono abbastanza chiari.
Nel referto si parla di decesso da attribuire ad un “traumatismo contusivo toracoaddominale sul fianco sinistro, emoperitoneo da lacerazione della milza e conseguente shock ipovolemico”. La perizia afferma, inoltre, che la zona del corpo esaminata “è stata interessata da un evento traumatico prodotto da un mezzo contundente non dotato di spigoli vivi, ma con superfice arrotondata ed ha agito con una piccola angolatura dall’alto in basso”.
Nonostante ciò, il pubblico ministero presenta al gip la richiesta di archiviazione del caso, ipotizzando una caduta. Tesi, questa, supportata da una ferita occipitale rinvenuta sul capo della vittima, che il medico legale non esclude essere attribuibile al contatto con il pavimento. I legali di Rosati, però, non ci stanno e presentano un’istanza di opposizione, accolta dal giudice. Tutto ricomincia daccapo e questa volta, scavando a fondo, si arriva a una svolta. Con un indagato per la morte del detenuto.










