di Alessio Carassai
Il Resto del Carlino, 19 aprile 2023
Una delegazione dell’Aiga (Associazione italiana giovani avvocati) della sezione di Fermo, visita il carcere di Fermo per valutare i programmi e i trattamenti che vengono rivolti ai detenuti. Un progetto nazionale che mira a far condividere agli avvocati l’esperienza di vita dei detenuti all’interno delle strutture, anche per valutare pene che possano consentire una funzione di reintegro sociale.
Al termine della visita gli avvocati Elisa Ercoli, Valeria Leoni, Jlenia Basso, Irene Illuminati e il coordinatore regionale Michele Cardenà hanno redatto una relazione. “L’istituto gode della presenza di due psicologhe, una criminologa, due educatrici fisse più una di supporto - scrivono nella relazione - mentre il personale di polizia penitenziaria conta 46 unità, leggermente sottodimensionato rispetto alle 49 unità che dovrebbero essere garantite in rapporto alla popolazione ivi ristretta. Le varie progettualità in corso a Fermo funzionano: i detenuti partecipano attivamente alle iniziative proposte. C’è grande interesse per le attività lavorative interne ed esterne al carcere, ad esempio: il servizio cucina-mensa, lavanderia e piccola manutenzione, in ottica spesso di spirito contributivo per le esigenze familiari. Esiste particolare attenzione e cura all’affettività dei detenuti attraverso i colloqui, consentiti anche al pomeriggio e giorni festivi, per incontrare anche figli minori e animali”.
Fra le attività segnalate con successo dagli avvocati: l’organizzazione della festa del papà con clown terapia. Durante la pandemia il personale si è prodigato per garantire colloqui con i familiari attraverso supporti digitali.
“Non sono stati segnalati fenomeni di particolare aggressività tra i detenuti, anche in presenza di diversità culturali e religiose - continuano i relatori -, ma sono stati registrati sporadici episodi di autolesionismo, per lo più appartenenti a specifici gruppi etnici. Per quanto obsoleta la Casa circondariale di Fermo (ex monastero di fine ‘800), presenta uno stato di manutenzione buono. L’ambiente è comunque molto complesso e umanamente degradato, le problematiche più evidenti gli spazi ridotti per 57 detenuti e molte delle attività di supporto vengono garantire solo attraverso associazioni del territorio”.









