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di Ruggero Veronese

Il Resto del Carlino, 13 ottobre 2022

Bilancio positivo per la convenzione, stipulata nel 2015: numeri in crescita “Bene le materie umanistiche, molti si preparano a un nuovo percorso di vita”. Lo scopo del carcere non è solo punire le persone che commettono reati, ma soprattutto aiutarle e prepararle al ritorno nella società.

Un precetto antico ma fin troppo spesso dimenticato, nonostante singole e sporadiche eccezioni. Tra queste c’è il caso di Ferrara, dove nei giorni scorsi la casa circondariale ha rinnovato la convenzione che da sette anni la lega all’ateneo. Dal 2015 infatti i detenuti del carcere ferrarese possono iscriversi ai corsi di laurea di Unife, sostenere esami e conseguire la laurea, in attesa della fine della pena.

“In questi anni gli unici investimenti dei governi sul sistema carcerario - spiega la direttrice della casa circondariale Nicoletta Toscani - sono stati concentrati sulle forze di sicurezza, ma noi ci siamo impegnati per rendere il carcere un ambiente più aperto agli scambi con l’esterno e agli aspetti formativi. Molti detenuti manifestano il desiderio di superare i problemi che li hanno portati in carcere e conseguire un titolo di studio è una delle prime risposte”. Da qui la collaborazione con Unife, che secondo la rettrice Laura Ramacciotti ha fatto tesoro anche di esperienze come l’insegnamento a distanza, durante l’emergenza Covid, per rendere possibili percorsi di insegnamento a chi non può seguire le lezioni in aula. E che in certi casi fornisce ai detenuti computer in comodato d’uso per consentire la preparazione agli esami, dal momento che l’accesso a internet è ristretto all’interno del carcere.

“È un’esperienza in forte crescita - affermano Stefania Carnevale e Max Tonioli, responsabili Unife ai rapporti col carcere -. Il primo anno seguivamo un solo studente, oggi ci sono sette iscritti, più altri quattro in procinto di iniziare il percorso. Per ora la scelta va soprattutto alle materie umanistiche, perchè sono quelle in cui spesso non sono previsti obblighi di presenza o attività esterne di tirocinio: filosofia, scienze dell’educazione, della comunicazione, archeologia e giurisprudenza. Si tratta di persone che già si immaginano proiettate all’esterno del carcere, e vogliono arrivare preparate a un nuovo percorso di vita”. “Essere considerati e seguiti - ha aggiunto la responsabile al progetto all’interno del carcere, Annamaria Romano - aumenta il senso di responsabilità e la voglia di riscatto. È la cosa più importante che possiamo offrire a una persona, e grazie ai progressi fatti, sta diventando molto più semplice avvicinare i detenuti e stimolare il loro interesse”.