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La Nuova Ferrara, 20 gennaio 2022


Camera penale e Osservatorio chiedono si faccia chiarezza Dopo il focolaio scoppiato e il decesso del detenuto No vax. Chiedono informazioni, che pur richieste nei giorni scorsi, non sono state fornite. Sulla situazione sanitaria all'interno del carcere cittadino, "esplosa" pubblicamente e diventata nota grazie al racconto della Nuova Ferrara per un focolaio di infezioni che ha coinvolto 25 agenti di polizia penitenziaria e una ventina di detenuti, tutti positivi, e uno di questi, detenuto No vax convinto, è morto lunedì mattina al Sant'Anna.

Così, dopo aver appreso la notizia, Camera penale ferrarese e Osservatorio carcere cittadino hanno manifestato ed espresso "la propria forte preoccupazione per la situazione che si è venuta a creare". Spiegano che "grazie ad organi di stampa che hanno riportato la notizia si è appreso del detenuto sessantenne, non vaccinato, deceduto presso il locale ospedale a seguito di un'infezione da coronavirus". E ricordano i due organismi forensi che la notizia era corredata anche da "riferimenti a un focolaio che sussisterebbe nella Casa Circondariale di Via Arginone, dove sarebbero stati colpiti sia detenuti che agenti: in particolare 25 di questi ultimi, positivi e vaccinati, sarebbero già tornati in servizio".

Bene, si trattava di informazioni che giravano da giorni in città, e adesso - scrivono gli organi forensi - "in attesa di avere dati ufficiali, che abbiamo già richiesto da giorni, chiediamo quali iniziative il Ministero e la politica tutta intendano prendere per tutelare adeguatamente la salute di tutte le persone, libere e detenute, che si trovano in carcere a Ferrara e non solo e che poi, inevitabilmente, interagiscono anche con il mondo dei liberi". Un appello dunque affinché si faccia chiarezza, si diano informazioni precise, neutre e in tempo reale, a chi - i legali - lavora a stretto contatto con il carcere e i detenuti per via dei processi in corso e assistenza difensiva.

Ma non si fermano qui Camera penale e Osservatorio carcere, da sempre in prima linea sui diritti dei detenuti, poiché analizzano e sottolineano che "ancora una volta, purtroppo, si ha l'impressione che le carceri italiane siano considerate e siano diventare luoghi di cittadinanza di serie inferiore, ove ammalarsi, suicidarsi o morire per carenza di cure adeguate rappresentano una sorta di pene accessorie, o fanno parte del trattamento penitenziario".