Il Resto del Carlino, 14 agosto 2026
“Il personale sanitario del carcere dell’Arginone costretto a lavorare in condizioni estreme a causa delle temperature che sfiorano e raggiungono i 39 gradi, in totale assenza di condizionatori e ventilatori. Il problema del caldo torrido si aggiunge a quello del sovraffollamento”. A lanciare l’allarme la funzione pubblica della Cgil Ferrara, che sottolinea “la fase drammatica e di totale invivibilità del sistema carcerario, è diventata un’emergenza cronica che affligge l’intero Paese e che si ripercuote quotidianamente su chi all’interno delle strutture vive e lavora. Un contesto ormai al collasso che richiede interventi strutturali urgenti e non più rinviabili.
È in questo quadro complessivo di grave sofferenza che si inserisce la denuncia della nostra Fp Cgil riguardo alle condizioni di lavoro operative del personale sanitario (in particolare degli infermieri dipendenti dell’Azienda USL di Ferrara) impiegato presso la Casa Circondariale di Ferrara. Negli ultimi tempi, le condizioni all’interno dell’istituto penitenziario hanno superato qualsiasi soglia tollerabile di sicurezza, salute e rispetto della dignità professionale. Dagli organi di stampa abbiamo visto quanto si stia giustamente parlando delle difficili condizioni in cui vivono i detenuti”.
E ancora la Fp Cgil: “Crediamo tuttavia sia fondamentale non tralasciare le condizioni di chi in quel contesto ci lavora ogni giorno: l’Azienda USL ha il dovere morale e istituzionale di tutelare con la stessa attenzione i propri dipendenti. Il costante sovraffollamento della struttura penitenziaria si traduce infatti, per il personale sanitario, in un aumento esponenziale ed insostenibile dei carichi di lavoro e dello stress psico-fisico. A questo scenario già gravoso si aggiunge un’emergenza microclimatica non più gestibile. Nei locali adibiti al servizio si registrano temperature estreme che sfiorano e raggiungono i 39 gradi, in totale assenza di impianti di raffrescamento adeguati o con il solo supporto di ventilatori, del tutto inefficaci.
I due condizionatori recentemente installati nell’area terapia rappresentano una goccia nel mare: manca la climatizzazione nell’intera area sanitaria, negli ambulatori dove si svolgono le visite, nelle sezioni detentive, negli spogliatoi e nei locali di sosta del personale. Questa situazione ha già provocato diversi episodi di malore tra gli operatori sanitari durante il turno di lavoro, fatto che abbiamo segnalato formalmente anche ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (rls). Non da ultime, si registrano gravi carenze strutturali: in occasione di precipitazioni piovose, i corridoi interni si allagano e gli infermieri sono costretti a spostarsi tra i vari padiglioni esterni sotto la pioggia battente per garantire le terapie ai pazienti, arrivando a destinazione completamente bagnati. Per queste ragioni, abbiamo inviato una nota urgente ai vertici dell’azienda Usl di Ferrara chiederne un intervento immediato”.
Fp Cgil chiede con urgenza un sopralluogo immediato “per verificare sul campo le temperature e le reali condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro; l’installazione tempestiva di sistemi di condizionamento in tutti gli ambienti in cui opera il personale sanitario; una revisione dei carichi di lavoro e dell’organizzazione del servizio, adeguandoli al numero reale di utenti presenti nell’istituto penitenziario. Non è più ammissibile che la garanzia del diritto alla salute in carcere avvenga a discapito della salute e della sicurezza di chi lavora”. Così la segretaria Fp Cgil di Ferrara Elisa Veronesi: “Ho puntato sull’emergenza del problema, sulla necessità di affrontare pubblicamente il tema, non più rinviabile e sulla necessità della categoria di dare voce anche a chi opera all’interno del carcere. La condizione complessiva è di disumanità per detenuti e personale che interviene con funzioni istituzionali”.










