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di Nicola Bianchi

Il Resto del Carlino, 15 luglio 2025

Gli ispettori mandati da Roma dopo la denuncia dello stupro in una cella. La denuncia del presunto stupro ai danni di una detenuta trans in una cella dell’Arginone - “mi hanno attirata con l’inganno e mi hanno violentata in tre” - un’inchiesta in Procura, due interrogazioni al ministro Nordio, l’arrivo della senatrice Cucchi per un’ispezione a sorpresa e ora l’arrivo degli ispettori mandati da Roma. Tutto racchiuso in un fazzoletto di giorni.

Giorni caldissimi - e non solo per le temperature - all’interno dell’Arginone, ‘travolto’ dal caso trans, portato alla luce dal Carlino, che ha aperto una ridda di polemiche, rimettendo in bella vista ferite (meglio, squarci) ormai al limite della cancrena. “Appena è uscita la notizia del presunto stupro - chiosa l’ispettore Roberto Tronca, segretario provinciale del Sinappe - si è mosso il mondo, mentre noi da mesi, anzi da anni, denunciamo una situazione al limite del sostenibile e tutti se ne fregano”.

L’ultimo atto è arrivato da Roma, dal ministero, con l’invio degli ispettori. Il provveditore del Triveneto con alcuni uomini hanno visitato l’intero istituto, fatto il punto con la direttrice Maria Martone, parlato con il personale, riportandosi indietro, appuntati in un taccuino, criticità e cose buone. Nulla, al momento, però si conosce sulla valutazione e sul rapporto presentato al Dap. E proprio dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, il 4 luglio è arrivata la firma per il trasferimento della detenuta trans, ora a Belluno dove esiste un’apposita sezione dedicata ai transgender. Sono solo sei le carceri in Italia che ne dispongono, tra cui l’istituto della città veneta.

La detenuta, 45 anni italiana, era arrivata a fine marzo a Ferrara, trasferita a sua volta da Reggio Emilia per “motivi di sicurezza”.

Litigi, incompatibilità, caos. Ma all’Arginone, carcere solo maschile, nella quarta sezione fin dai primi giorni aveva iniziato a subire minacce e palpeggiamenti nei corridoi, chiedendo così alla direttrice e ai garanti comunale e regionale, Manuela Macario e Roberto Cavalieri, di essere trasferita nuovamente in un carcere per detenuti transgender. “Aveva paura - ha spiegato Macario - di essere violentata”. Il 24 giugno, poi, la telefonata a Cavalieri, dal quale era partita formalmente la denuncia per lo stupro. “Questo episodio - spiega ora Tronca - è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ogni giorno può succedere una rivolta e solo con i nostri numeri - 70/80 agenti contro 390 detenuti - che facciamo?”.

Ieri, nel turno 16-24, in servizio c’erano 12 poliziotti. “Se i detenuti vogliono prendersi il carcere, lo fanno in 5 minuti. Noi - chiude - lavoriamo nel terrore, iniziamo il servizio pregando di finirlo in fretta. Ci sono colleghi che vogliono licenziarsi, gente giovane e capace. Ma, avanti così, prima o poi ci scapperà il morto”. Intanto ieri è arrivato il primo dei 10 agenti promessi da Roma. Ma c’è un altro problema sollevato dal Sinappe: la mancanza di un comandante della Penitenziaria, con il titolare in missione per un anno. “Ogni due o tre giorni ne arriva uno mandato o da Bologna o da Castelfranco Emilia. E resta un giorno. E a fare cosa? Siamo un corpo senza testa abbandonati dall’amministrazione centrale”.