sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Federico Malavasi

Il Resto del Carlino, 12 novembre 2025

Era accusato di non aver vigilato adeguatamente il detenuto a rischio. La difesa: “Ce lo aspettavamo”. Il legale dei familiari della vittima: “Rispettiamo il verdetto, ma non finisce qui”. Le lacrime della madre. Si chiude senza responsabili il processo per il suicidio di un 29enne trovato impiccato nella sua cella all’Arginone il primo settembre del 2021, a poche ore dall’arresto. Al termine di una lunga mattinata di discussione, il giudice dell’udienza preliminare Andrea Migliorelli non ha ravvisato colpe a carico dell’agente di polizia penitenziaria G.P., unico rimasto sotto accusa dopo che altre posizioni (la comandante della Penitenziaria, una ispettrice e un medico) erano state archiviate nelle fasi precedenti. Alle 13, il gup ha letto la sentenza di assoluzione piena, perché il fatto non sussiste.

Il verdetto di ieri è il primo punto fermo su una tragedia che ha seguito un iter giudiziario lungo e complesso. Ma potrebbe non essere l’ultimo. O almeno questo sembrerebbe trapelare dalle parole dell’avvocato Antonio De Rensis, difensore dei familiari del 29enne. “Rispettiamo la sentenza - si è limitato a dichiarare all’uscita dall’aula affiancato dalla madre del ragazzo, gli occhi gonfi di lacrime -. Ma il percorso giudiziario di questo caso non finisce qui”. Non è nemmeno escluso che venga presentata un’istanza di riapertura delle indagini sull’accaduto, allo scopo di valutare (o rivalutare) alcune posizioni legate alla vicenda. Ma al momento è prematuro fare balzi in avanti e non rimane che attendere le determinazioni delle parti coinvolte.

Soddisfatto per il pronunciamento del giudice il difensore di G.P., l’avvocato Alberto Bova (sostituito dalla collega Chiara Carrino). “Una sentenza che ci aspettavamo - ha commentato -, partivamo infatti da due richieste di archiviazione. Non è stata una sorpresa. Eravamo sereni e avevamo piena fiducia nell’operato del giudice”. Fuori dall’aula, Palermo ha avuto una breve conversazione con la madre del 29enne e l’avvocato De Rensis, conclusasi con una stretta di mano.

Le accuse. Secondo la ricostruzione della procura l’imputato, in servizio di sorveglianza dalle 8 alle 16 di quel maledetto giorno, avrebbe violato gli ordini della comandante di svolgere controlli ogni venti minuti nella cella del ragazzo. Passaggi necessari in quanto il 29enne detenuto era stato ritenuto ad alto rischio suicidario dal medico di turno, che ne aveva infatti disposto la cosiddetta ‘grande sorveglianza’. Stando all’impianto accusatorio, dunque, pur essendo a conoscenza del pericolo di suicidio, l’imputato avrebbe omesso di vigilarlo adeguatamente. Una tesi che non ha convinto il giudice, che ha chiuso il processo in rito abbreviato con l’assoluzione del poliziotto. Per lui, il pubblico ministero Andrea Maggioni aveva chiesto la condanna a otto mesi di reclusione.