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di Giorgio Carnaroli


La Nuova Ferrara, 10 febbraio 2020

 

Dopo aver svolto a scuola l'Unità di apprendimento (Uda) dal titolo "Oltre le sbarre", gli alunni della 4ª e 5ª A indirizzo sociosanitario del Montalcini di Argenta, hanno visitato la Casa circondariale di Ravenna. Accompagnati dai propri docenti e dalla Presidente Avis Argenta Annamaria Toschi, che ha finanziato in parte tale uscita didattica, i giovani sono stati accolti dalla direttrice Carmela De Lorenzo, dal comandante della polizia penitenziaria il Commissario capo Stefano Cesari e dall'educatrice Daniela Bevilacqua.

Un carcere con una settantina di detenuti che scontano la pena in un sistema di celle aperte. Una visita che nasce dopo aver studiato il diritto penitenziario italiano secondo un approccio storico-giuridico, le condizioni igieniche e di vita all'interno delle carceri, gli aspetti psicologici della detenzione ed hanno anche analizzato attraverso il film "Il profeta" di Jaques Audiard, le dinamiche di potere e il nonnismo che sovente si esplicano all'interno delle carceri. Con la visita di venerdì mattina, i giovani hanno potuto constatare con i loro occhi quanto studiato sui banchi di scuola entrando nelle celle dei detenuti, visitando gli spazi sia esterni sia interni del carcere ed hanno concluso la loro giornata con un colloquio con otto di loro, che hanno ricordato il percorso di vita e cosa li ha portati a commettere reati che adesso stanno scontando.

Un percorso di responsabilizzazione intrapreso all'interno di un pezzo di società che non dimentica che i detenuti hanno dei diritti e rappresentano il cambiamento che hanno scelto di intraprendere e non l'errore commesso. "I nostri studenti dell'Ipsia - si legge in una nota dei docenti - hanno compreso che esiste una linea di confine chiamata rieducazione, speranza dalla quale ripartire, garantendo ai detenuti un percorso riabilitativo attraverso un progetto educativo individualizzato che stimoli i detenuti a rivedere criticamente le proprie azioni, a capire come possono ricucire gli "strappi" che i loro comportamenti devianti hanno prodotto". "L'incontro finale con i detenuti - concludono - è stato per gli studenti del Montalcini emozionante e toccante perché hanno scoperto che il tempo della detenzione può essere molto utile per ripartire, riprendere percorsi interrotti, scoprire attitudini e talenti che si erano dimenticati". -