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di Ludovica Zambelli

Il Resto del Carlino, 2 dicembre 2025

“Where Have All the Flowers Gone?” è il titolo dello spettacolo che va in scena da domani a venerdì. Il progetto coinvolge 18 detenuti che hanno preso parte al percorso laboratoriale nella Casa Circondariale, alcuni come attori ed altri come tecnici delle luci e del suono. Lo spettacolo è parte del Festival “Trasparenze di Teatro Carcere”, sostenuto dal ministero della Cultura e dalla Chiesa Valdese. Il laboratorio, guidato da Marco Luciano viene promosso dall’associazione Carpa aps. insieme alla direzione dell’istituto, con il sostegno del ministero della Giustizia e un contributo di 15mila euro dell’Assessorato alle Politiche Sociosanitarie del Comune.

“Appoggiare iniziative di questo tipo ha un valore concreto per chi vi prende parte: favorisce il benessere personale, aiuta a riconoscere e modulare le emozioni, stimola la cooperazione e permette di intravedere possibilità nuove per il proprio futuro. È un cammino che incide positivamente sulla qualità della vita dei detenuti e che, al tempo stesso, offre un arricchimento umano a chi lo guida e lo accompagna”, afferma l’assessore alle politiche sociosanitarie Cristina Coletti.

Marco Luciano, regista e responsabile del laboratorio teatrale, ha raccontato il lavoro. “Il tema di quest’anno nasce dal saggio di botanica L’intelligenza dei fiori di Maeterlinck. Il fiore - dice Luciano - offre un esempio di coraggio e perseveranza. Questa immagine ci è sembrata ideale e simbolica per i detenuti”. Where Have All the Flowers Gone? intreccia storie, provenienze e lingue diverse. “Il nostro gruppo conta venti persone di nazionalità differenti. Attraverso la metafora del fiore è emerso il loro desiderio di raccontarsi”. Da questo interrogativo nasce un percorso scenico che racconta come, anche negli spazi più costretti e nelle zone d’ombra della nostra società, persino mentre il mondo è attraversato da conflitti e instabilità, resista ostinato il bisogno umano di rinascere e fiorire.

È intervenuta anche Veronica Ragusa, presidente dell’associazione Carpa - Centro Artistico di Periferie Attive: “Siamo una realtà giovane, nata nel 2020, composta in prevalenza da donne under 35. Lavoriamo nelle periferie fisiche ed emotive”. Maria Martone, direttrice del carcere, e Annamaria Romano, funzionario giuridico-pedagogico, hanno ribadito il valore del teatro nel percorso trattamentale: “Il teatro crea uno spazio di libertà e incontro tra persone diverse, favorisce introspezione, bellezza e cambiamento. Apriamo così le porte dell’istituto alla città, un’apertura che, grazie a progetti come questo, diventa ogni anno più concreta”, ha affermato la direttrice.