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estense.com, 5 novembre 2020

 

Stando a quanto riportato dai quotidiani, nella notte tra venerdì 30 e sabato 31 ottobre un detenuto della Casa Circondariale di Ferrara avrebbe tentato di togliersi la vita nella cella in cui si trovava da solo. Solo il tempestivo intervento di un Ispettore e due Agenti di Polizia Penitenziaria ha scongiurato il peggio.

Si tratta del secondo tentato suicidio nell'arco dell'ultimo mese per il carcere di Ferrara, poiché già il 3 ottobre scorso il personale di Polizia Penitenziaria aveva salvato la vita ad un altro detenuto, sorpreso mentre tentava di impiccarsi in cella.

Questi dati, specie se rapportati al contesto della piccola realtà ferrarese, destano molta preoccupazione, poiché testimoniano la presenza, nonostante gli sforzi, di ancora troppe criticità nella gestione efficace di situazioni di pericolo, che richiederebbero il riconoscimento dei casi più ad alto rischio mediante l'implementazione di programmi di prevenzione. Costituisce oramai dato acquisito che la riduzione del numero dei suicidi (e l'ambiente carcerario non fa eccezione), passa attraverso l'anticipazione degli interventi al momento in cui si manifestano i primi segnali di disagio e gli eventi potenzialmente stressanti.

Il monitoraggio e l'ascolto costante dei detenuti, mediante la collaborazione sinergica tra le varie figure professionalmente attive nella realtà carceraria, si rivelano utili strumenti per intercettare tempestivamente il malessere ed il disagio connesso all'esperienza detentiva. Si tratta di misure certamente più efficaci dei salvataggi in extremis degli aspiranti suicidi che hanno visto impegnato il personale penitenziario in quest'ultimo periodo, trattandosi di interventi che -

oltre a caratterizzarsi per un considerevole rischio di insuccesso, anche legato a fattori accidentali - possono risultare anche lesivi dell'integrità fisica dei soccorritori stessi, che finiscono spesso per subire lesioni (o aggressioni) durante le manovre di aiuto.

È chiaro che l'emergenza pandemica in corso e le sue connesse limitazioni alla vita di relazione abbiano inciso in maniera ancora più brutale su chi è confinato tra le mura del carcere, enfatizzando le già note carenze degli istituti di pena e, per altro verso, rendendo ancora più difficoltoso l'approntamento di una rete di monitoraggio e sostegno dei detenuti da parte del personale penitenziario. Ecco perché, ancora una volta, si ribadisce comunque l'importanza delle misure alternative alla detenzione, da sempre preziose alleate nella lotta alle criticità connesse al sistema carcerario: sovraffollamento, carenza di organico, inadeguatezze strutturali e dei servizi.

 

Il Direttivo della Camera Penale Ferrarese

L'Osservatorio Carcere della Camera Penale Ferrarese